Van Basten: “Non sopportavo Arrigo Sacchi, parlava troppo”

Van Basten: “Non sopportavo Arrigo Sacchi, parlava troppo”

Spesso le autobiografie dei calciatori regalano forti retroscena, se poi si parla di Van Basten, il risultato è assicurato. Lo storico campione rossonero dice la sua su Sacchi e Capello, bravi sì, ma anche “fortunati perché hanno avuto una squadra meravigliosa, che era il nostro Milan“.

“IL NOSTRO MILAN TRA LE MIGLIORI SQUADRE DI SEMPRE”

Nel suo libro, “Il cigno di Utrecht” scrive: “Il Milan di Sacchi e Capello era fra le sei squadre più grandi di sempre, ma Sacchi non lo sopportavo, parlava troppo“. L’autobiografia esce domani in Olanda e già fa parlare tanto.

Van Basten scrive anche: “Con Arrigo Sacchi abbiamo dovuto guardare tanti video; ma in allenamento parlava sempre. Era troppo. Gli dicevo: mister, me lo hai già detto 12 volte. Era un tale fanatico che continuava a raccontare le stesse storie. Era difficile da accettare.

Sottolinea come il pezzo forte di quella squadra non fossero tanto gli allenatori, quanto gli interpreti, tra i più forti di sempre. Per l’ex attaccante, Sacchi e Capello “sono stati allenatori fortunati perché avevamo una squadra meravigliosa. Avevano Baresi, Maldini, Costacurta e Tassotti grandi difensori che sapevano giocare molto bene anche con il pallone”.

Poi Van Basten fa una rassegna personale delle squadre migliori di sempre dove inserisce il suo Milan, l’Ajax del 1972, il Bayern Monaco del 1974, il Liverpool degli anni ’80, fino ai più recenti: il Real Madrid di Ronaldo e il Barcellona di Messi, Busquets, Iniesta e Xavi. Insomma: “non ho intenzione di dire che siamo stati i migliori, ma eravamo tra i migliori“.

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

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