Gabbia: “Dopo l’infortunio ho pianto, pensavo di essermi rotto il crociato. Ibra? È un esempio”

Gabbia: “Dopo l’infortunio ho pianto, pensavo di essermi rotto il crociato. Ibra? È un esempio”

Matteo Gabbia è tornato a parlare in modo virtuale ai ragazzi del Liceo “Marco Pantani” di Busto Arsizio, scuola che ha frequentato prima di dedicarsi alla carriera da giocatore. Le sue parole:

Sull’infortunio: “Mi sono messo a piangere perché pensavo di essermi rotto il legamento crociato del ginocchio. In quel momento ero molto agitato e preoccupato, anche perché avevo molto male. Poi ,fortunatamente, le cose si sono risolte per il meglio e dopo due mesi sono di nuovo pronto a scendere in campo”.

Sulla Ibra-mentality: “Arriva un’ora e mezza prima al campo e se ne va un’ora e mezza dopo l’allenamento. Se lo fa lui a 39 anni, dopo tutti i successi che ha ottenuto, perché non posso farlo io che di anni ne ho 20? Zlatan è un esempio, dà sempre il massimo per ottenere il meglio. Principalmente ci fa capire che dietro ogni successo c’è sempre un duro lavoro”.

Sull’esordio in A: “È successo tutto talmente in fretta che non ho avuto la possibilità di pensare. Mi sono spogliato e sono entrato in campo a fare il mio lavoro. Piuttosto, ho realizzato a fine partita, quando l’adrenalina è scesa. Ho capito dopo che avevo realizzato il mio grande sogno”.

Sul suo amore per il calcio: “Non c’è mai stata un’età per rendermi conto di poter diventare un calciatore professionista. Ci ho sempre messo tanta passione e costanza. Anche oggi che sono arrivato ad alti livelli e mi sono tolto alcuni dei sogni che avevo da bambino, penso sia ancora importante e fondamentale mantenere questo punto di vista, nel mio lavoro come nella vita”.

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

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