Messias si racconta: “Il Milan me lo meritavo. Vi dico qual è la cosa più importante per me”

Messias si racconta: “Il Milan me lo meritavo. Vi dico qual è la cosa più importante per me”

Nel nuovo format ‘On the Road‘, Junior Messias si è raccontato ai microfoni di MilanTV, aprendo il cuore ai tifosi rossoneri spiegando la storia della sua vita.

Ecco le sue dichiarazioni:

SUL MILAN – “E’ stato bello, vedere un centro sportivo così. E’ stato un piacere allenarmi con Ibra, con mister Pioli. Quando vedo il Milan penso a Dida, che è ancora qui, a una squadra che ha rivoluzionato il calcio, al direttore (Maldini, ndr), che è una leggenda del calcio, agli altri brasiliani. Penso al Milan e penso a chi ha fatto la storia, li vedevo in tv ed è emozionante. L’anno scorso ho fatto un’intervista dove dicevo: mi sono reso conto di essere un giocatore di Serie A quando sono entrato in sala video per studiare gli avversari. E c’era il Milan“.

ORIGINE DEL NOME E DEL SOPRANNOME – “Mio papà è Walter senior, da qui junior. Siamo due fratelli e due sorelle, sono tutti in Brasile. Mio fratello è venuto nel 2002, ha vissuto qua fino al 2011, ero venuto a Torino con lui. E ho iniziato a costruire la mia storia e nel 2015 ho iniziato a fare il calciatore. Mico il mio soprannome? Sì, in Brasile mi chiamano così, perché quando ero piccolino mia cugina ha chiesto un passaggio a un suo amico che gli ha detto ‘te puoi salire, ma lui no, sembra un mico’, cioè una scimmietta piccolina. E da lì i miei fratelli hanno iniziato a prendermi in giro, io mi arrabbiavo e poi dopo è diventato il mio soprannome“.

LA COSA PIU’ IMPORTANTE – “La cosa più importante dopo mia moglie e i miei figli? Il mio papà. Non mi ha mai dato niente, mi ha detto se vuoi vai e prendi. Fiero dell’educazione che mi hanno dato. Io guardavo papà, ho imparato con lui a lavorare. So fare un po’ di tutto, muratore, elettricista, grazie a lui. Sono stato il figlio che è stato di più con loro. Ed erano felicissimi alla firma col Milan, era quello che volevano loro. Mia madre è molto credente. Una mia zia, che aveva fatto una preghiera, mi ha detto che sarei diventato calciatore in Europa, in una big. Non ci credevo più, e sono felice. E mia mamma è felicissima. E fa capire che dio veramente esiste: avevo 18-19 anni, era già tardi per fare il calciatore“.

SU PIOLI – “Ha le idee chiare, che mi piacciono, sa quello che vuole fare“.

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

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