Gabbia: “Ecco cosa siamo riusciti a fare, a differenza di Juventus e Roma’’

Gabbia: “Ecco cosa siamo riusciti a fare, a differenza di Juventus e Roma’’
MILAN, ITALY - JANUARY 06: Matteo Gabbia of AC Milan holds off Tammy Abraham of AS Roma during the Serie A match between AC Milan and AS Roma at Stadio Giuseppe Meazza on January 06, 2022 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Intervistato da Przegląd Sportowy, Matteo Gabbia ha parlato della sua crescita personale e dell’ambiente Milan:

Sulla sua crescita: “Posso dire di essere più consapevole, dentro e fuori dal campo. Sono cresciuto come calciatore e come persona. Sono però convinto di poter migliorare ulteriormente le mie qualità e diventare un calciatore più completo”.

Sul rapporto con i nonni: “Sono appassionati di calcio e tifosi del Milan. Da bambino andavo in pullman a San Siro insieme a loro e a mio cugino per vedere le partite. Sono nato a Fagnano Olona, ​​paese poco distante da Milano. L’ho fatto ogni fine settimana. Poi, da adolescente, sono andata all’Accademia di Milano. Ho realizzato il mio sogno e il loro”.

Sul numero 46 della maglia: “Il 1946 è l’anno in cui è nata mia nonna. Ha influenzato me e la mia passione. Sono fortemente legato a lei. Anche mio padre è tifoso del Milan, mentre mia madre è meno interessata al calcio”.

Sul momento del Milan: “Abbiamo dimostrato, ancora una volta, di essere forti. Abbiamo ottenuto tre vittorie di fila e giocato delle belle partite. Considerando la trasferta vinta contro il Venezia, ricordo che allo stadio Penzo la Roma ha perso e la Juventus ha pareggiato. Abbiamo fatto il nostro lavoro, ma non è stato facile. Abbiamo mantenuto il nostro posto in prima linea. Inoltre, voglio sottolineare che non siamo mai stati sbilanciati, soprattutto nel periodo in cui abbiamo segnato solo con Genoa e Salernitana. Ci siamo sempre concentrati sulla correzione degli errori per non ripeterli”.

Su un trofeo da vincere: “Il club è ambizioso. La vittoria di un trofeo completerebbe il processo di crescita iniziato due anni fa. Faremo del nostro meglio per realizzarlo. Dobbiamo lavorare come abbiamo fatto finora”.

Su Pioli:“Tatticamente, tutti possono vedere come ci presentiamo in campo. Tutti i giocatori si sentono importanti, questo è il principale contributo dell’allenatore. Ricordo che quando giocavo poco, Pioli mi coinvolgeva in tutte le faccende di squadra, mi dava consigli, si fidava di me. Sentivo che era vicino a me. Lo ringrazierò sempre per questo”.

Su Ibrahimovic: “A Manchester ho girato l’Old Trafford. Nello spogliatoio mi sono fatto una foto davanti alla maglia di Zlatan. Dopo qualche anno è diventato il mio compagno di squadra. Mi sembrava impossibile. Guardo sempre come si prepara per la partita, come si allena. È sempre concentrato. È esigente con se stesso, ha alzato il nostro livello. Lui è un esempio per noi”.

Sui compagni difensori: “Kjaer è un leader. Sa cosa dire in ogni momento della partita e della stagione. Ora è infortunato. Gli auguro il meglio. Tomori è potente e veloce. È un grande calciatore. Kalulu ha le stesse caratteristiche di Tomori. Romagnoli è un difensore intelligente. Sa sempre come comportarsi in ogni situazione di gioco”.

Se preferisce la difesa a 3 o a 4: “Entrambe le impostazioni. Adesso utilizziamo il 4-2-3-1, ma iniziamo l’azione dalle retrovie con tre difensori”.

Sul nuovo stadio: “Speriamo che in futuro il Milan abbia una propria struttura. Questo sarebbe un passo molto importante per lo sviluppo del club”.

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

Gestione cookie