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L’ex allenatore sicuro sul Milan: “Hanno vinto per un motivo preciso”

Il giorno dopo il grande trionfo, in casa Milan l’entusiasmo è ancora alle stelle e non può non essere così.

Uno dei campionati più belli degli ultimi anni, vinto al fotofinish contro i cugini nerazzurri. Giusto premio per una squadra che da circa due anni e mezzo sta facendo molto bene sotto la guida di un allenatore forse troppo sottovalutato.

Getty Images, Milan

L’ex allenatore rossonero, Arrigo Sacchi, con la solita intervista a La Gazzetta dello Sport, parla di questo Milan scudettato.

Le parole

Questo è un autentico capolavoro“, dice l’ex tecnico.

«Mi ha colpito la lungimiranza del club. Ha vinto lo scudetto la squadra che ha speso meno di tutte tra quelle di fascia alta. I dirigenti hanno saputo mettere sul tavolo idee innovative, sono andati a scovare giocatori che pochi conoscevano e sono stati bravissimi. Bravo Gazidis a tenere i conti in ordine, bravo Maldini e bravo Massara a scegliere gli uomini giusti per il progetto che avevano in testa e che era stato condiviso con l’allenatore. Vedo un grande lavoro di squadra, cosa che in
Italia si fa raramente per non dire mai. Complimenti
“.

“Il Milan non era favorita. C’era l’Inter che era campione in carica e aveva investito parecchio, c’era
la Juve che riabbracciava Allegri in panchina, c’era il Napoli di Spalletti, e poi la Roma di Mourinho. Il Milan, però, con la forza delle idee, con la compattezza del gruppo, ha saputo imporre il proprio stile.
Sia a livello di strategie societarie, sia a livello di gioco”.

Il segreto di questa squadra è stato il collettivo. Il Milan ha dimostrato, anche se non sempre, di essere un collettivo sul campo. E quando è stato un collettivo, cioè spesso, ha divertito il pubblico e ha proposto un calcio europeo, finalmente lontano dalla vecchia tradizione italiana. Un calcio fatto di pressing, di entusiasmo, di spirito di sacrificio, di buon possesso palla, di sinergia. Quando si
arriverà all’interiorizzazione, allora sì che sarà davvero stato raggiunto il massimo”.

Dopodiché parla di Pioli: “Stefano è un allenatore che conosco bene. Ha avuto la bravura di migliorarsi di anno in anno, e alla base della crescita ci sono una grande umiltà e una grande sete di conoscenza. Al Milan ha saputo dare uno stile di gioco”.

Avere fatto questo miracolo sportivo senza campionissimi, a parte Ibrahimovic che però è stato spesso fuori per infortunio, è un ulteriore merito dell’allenatore e del club, ed è anche la dimostrazione che alla lunga il gruppo conta molto di più del singolo. Ibra, Giroud e Kjaer sono stati utili anche se hanno giocato poco”.

Infine, sul Milan del futuro, dice:Un passo alla volta, senza mettere troppa pressione. Ricordiamo che il gruppo è giovane e i giovani passano facilmente dall’entusiasmo alla depressione. Non chiediamo loro di diventare subito campioni d’Europa, ma chiediamo loro di migliorarsi
giorno dopo giorno. La strada è tracciata, non resta che seguirla cercando di evitare la sindrome
del successo: quando ti senti arrivato, sei già finito. Ecco, vorrei che questo Milan si considerasse all’inizio di un percorso. Di strada da fare ce n’è ancora parecchia”.