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Giroud da brividi: “Vittoria dello Scudetto come un Mondiale. C’è stato un momento dove é cambiato tutto!”

Alla presentazione del suo libro “Crederci sempre” a Casa Milan, Olivier Giroud ha ripercorso diversi momenti della scorsa vittoriosa stagione con la maglia del Milan.

Giroud Milan Scudetto

L’attaccante francese ha parlato della cavalcata verso lo Scudetto, del suo rapporto con la dirigenza, Pioli e i giocatori, e di un momento particolare che ha segnato la sua svolta.

Ecco le parole di Giroud:

Pioli, scrivi, è l’artefice dello Scudetto. Ibrahimovic ti ha aiutato?
“La concorrenza è un tiramisù, è il mio dolce preferito. Non conoscevo tanto lo stile di Pioli, ma quando ho parlato con lui Facetime ho capito subito di poter lavorare molto bene insieme; lui è una brava persona, sincera, che sa come parlare ai giocatori. Ibra è una leggenda del Milan; non gli ho detto subito che fossi un suo tifoso. I miei amici mi hanno regalato la sua maglia. Avevo un po’ di apprensione nel chiedergliela… Lui ora mi prende in giro su questo. Sono molto felice del rapporto che ho con Zlatan”.

Dal derby del 5 febbraio è cambiato tutto…
“Emozione pazzesca, con la Curva Sud davanti a me. Sono stati due gol pesanti. Se l’Inter avesse vinto il derby sarebbe stata quasi irraggiungibile… Credo che Dio mi ha detto di crederci fino alla fine per il primo gol e anche per il secondo… quello skill mi capita qualche volta. Ho spinto De Vrij prima di fare quella corsa, così che sul passaggio di Calabria si è trovato in ritardo e dopo… esplosione! Tutti i tifosi mi hanno parlato di questo gol per 4-5-6 mesi, anche oggi! Succede solo a chi ci crede. Sono molto orgoglioso e spero di vivere ancora questo tipo di emozioni”.

E il Milan aveva già vinto un derby con te…
“Al Chelsea ero il terzo attaccante, c’erano Abraham e anche Batsuahyi davanti a me. Parlai con Lampard per trovare una soluzione, ma lui non voleva mandarmi via. Poi segnai 8 gol nelle ultime 10 partite. L’Inter era molto interessata a me, ma ad un certo punto mi hanno detto che non c’erano più soldi per me. Mi voleva anche la Lazio. Ero disperato, volevo andare via. Potevo andare al Tottenham, ma avevo giocato nell’Arsenal. Era destino che fossi rossonero e non nerazzurro”.

Cosa racconti dello Scudetto?
“Ho paragonato l’atmosfera di vincere lo Scudetto a quella del Mondiale. È normale. Non ho mai visto questo tipo di celebrazioni. La gente ha aspettato a lungo questo titolo; la gente piangeva per la strada e questo ti prende il cuore. Con la Francia andammo troppo velocemente, qui ci abbiamo messo 4 ore e mezza. I tifosi a Reggio Emilia sono tutti venuti sul campo: non me lo aspettavo, è stato pazzesco”.

Sei tornato a Milanello cantando…
“In doccia canto ‘I campioni dell’Italia siamo noi’. L’ho cantata tutta l’estate, l’ho insegnata ai miei figli; anche il “Siam venuti qua su per vedere segnare Giroud. Gli ho insegnato anche Pioli is on fire. Un sabato festeggiavo con la famiglia, era il mio anniversario di matrimonio e il battesimo di mia figlia; c’era una band e abbiamo cantato “Freed from desire” con gli amici: non so più il testo originale, ma solo Pioli is on fire”.

E hai scacciato la maledizione della 9.

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“Non c’è tabù. Io sono cristiano, non sono superstizioso. Non è un numero che mi fa fare gol. Lo volevo al Milan, è un bel regalo essere come Pippo Inzaghi il numero 9 del Milan”.

Maldini ha detto che “vogliamo vincere la seconda stella”.
“Sì, è così. Il più difficile nel calcio non è arrivare, ma restare dove sei. Abbiamo fatto una grande stagione e la nuova sarà una stagione ancora più difficile, perché Juve e Inter si stanno rinforzando. Ma mi piace questo tipo di sfida: sarà molto difficile, ma penso che abbiamo le qualità per vincere”.

Alessio Dambra