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Kalulu rivela: “Potevo diventare un musicista. Ho scelto il calcio per un motivo”

Da quando l’anno scorso è diventato titolare al centro della difesa del Milan, Pierre Kalulu quel posto non lo ha più abbandonato. Il giovane francese classe 2000 è stata forse la più bella sorpresa del Milan dello scudetto, e quest’anno vuole affermarsi anche come solida certezza.

Intervistato da NSS Sports, Kalulu ha parlato a 360 gradi di sé come giocatore e come persona. Queste le sue parole:

C’è una somiglianza tra il mio stile in campo e il mio stile nel vestirmi. Di norma cerco di essere sempre molto pulito ed elegante, solo ogni tanto provo una giocata più stravagante, fuori dagli schemi. Ogni tanto eh, non troppo altrimenti il mister Pioli si arrabbia (ride, ndr)”

Kalulu Milan

Se non avessi intrapreso la carriera da calciatore mi sarebbe piaciuto lavorare in qualche ambito artistico, come musicista o come fotografo, non so bene in che modo ma sicuramente qualcosa che mi stimoli costantemente. Ero piuttosto bravo anche a scuola, solo che il calcio era talmente un’evidenza che ho deciso di prendere quella strada. L’altra faccia della medaglia della mia curiosità è che cambio interessi molto in fretta

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Essere arrivato e vincere subito lo scudetto è stata una grande gioia. Siamo tutti giovani in squadra e non ci rendiamo conto, perché quando inizi a fare qualcosa e riesci subito ti sembra che quella cosa sia facilissima, invece non è così. Quando sei un difensore ti deve piacere il lavoro sporco e rischiare il meno possibile ma ogni tanto tentare qualcosa in più con il pallone ti trasmette una sensazione di gioia, però poi se riesci sei troppo forte e se fallisci sei troppo scarso

Io sento pochissimo la pressione. Secondo me la tensione vera, quella che ti blocca la pancia la devi sentire appena entri in campo, non prima. Ad esempio se giochiamo domenica alle 20.45, se non sono le 20 e 35 io ancora non sento niente, poi mi arrivano le sensazioni giuste ed entro in clima partita

Il calcio in Italia è importantissimo per i tifosi, quindi è giusto dare il massimo per loro. Magari quando sei italiano e vivi sempre in Italia per te è una cosa normale, ma se vai all’estero capisci come sia una passione fortissima”.