Baresi: “Sogno spesso la prima Champions con il Milan!”, poi l’aneddoto sull’esordio in rossonero

Baresi: “Sogno spesso la prima Champions con il Milan!”, poi l’aneddoto sull’esordio in rossonero
AC Milan's Italian Honorary vice-president and former player Franco Baresi arrives for the draw ceremony for the 2022-2023 UEFA Champions League football tournament in Istanbul on August 25, 2022. (Photo by OZAN KOSE / AFP) (Photo by OZAN KOSE/AFP via Getty Images)

Franco Baresi, leggenda del Milan, ha parlato in una luna intervista ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco le sue dichiarazioni:

Quando, da bambini, giocavate nell’aia accanto alle galline, immaginavate di vivere, un giorno, carriere simili?
«Ma va. Non guardavamo la tv, figuriamoci andare allo stadio. Io non sapevo nemmeno chi fossero Pelé o Cruijff. Poi però, a dieci anni, mi capitò di vedere quella che per noi italiani ancora oggi è la partita, cioè la semifinale contro la Germania ai Mondiali del Messico. Una folgorazione. Cominciai allora a sognare».

Chi avrebbe voluto diventare?
«Forse Pierino Prati».

Cabrini, Baresi, Donadoni, Prandelli, Riva, Scirea e tanti altri: il cuore lombardo che da Bergamo allunga fino a Cremona ha dato tanto al calcio.
«Vede, tutto nasceva dalla passione di ogni giorno. Noi cominciammo a giocare nell’aia del casale con un pallone di cuoio, poi un giorno arrivò un prete, don Piero Garbella, che ci incoraggiò a seguire i sogni. Il calcio vero cominciava alla maniera contadina: coltivando i ragazzi nei luoghi dove erano nati, osservandoli nel cortile degli oratori. All’Unione Sportiva Oratorio Travagliato c’era la regola di andare a dormire alle 10 di sera. Io lo faccio ancora adesso, pensi un po’».

Proprio nelle gare dell’oratorio lei venne notato dagli osservatori del Milan. Se lo ricorda l’arrivo a Milanello?
«Eccome. Non mi sembrava vero di vedere da vicino Rivera, Liedholm, Rocco. Ricordo la prima gara in serie A, contro il Verona. In trasferta. Vincemmo e negli spogliatoi mi si avvicinò Nereo, all’epoca direttore tecnico, che mi fece: “Ma t’ha giugà anca ti?!”».

Possiamo dire che il Milan è stata — letteralmente — la sua seconda famiglia?
«Certo. Io ho perso mia madre a tredici anni, mio padre a diciassette. Io nelle cose ho sempre cercato stabilità. Nel lavoro, nello sport, nella famiglia. Lo sa che lo scorso 10 settembre abbiamo raggiunto i trentotto anni di matrimonio con mia moglie? E stiamo insieme da 40».

Baresi Milan Intervista

Franco, qual è il suo sogno ricorrente?
«Sogno spesso la prima Champions vinta al Milan. Vede, io ho vissuto tante epoche diverse nella squadra, compresa la retrocessione. Ci sono stati alti e bassi molto profondi e se ancora oggi sono qui, in rossonero, non è perché io mi senta “una bandiera”, ma è perché anche qui ho cercato la stabilità. Ho ragionato per fasi, come si fa nelle famiglie. Ho cercato un equilibrio».

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

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