Ardon Jashari si è aperto, parlando di sé e dei suoi idoli calcistici da bambino. Un racconto fatto con la stessa precisione che oggi impiega in mezzo al campo del Milan: Pirlo e Redondo sono stati i fari della sua formazione calcistica. Non è mancata, però, una parentesi importante sulla scelta ricaduta sul Milan e numero.
Jashari e Pirlo: il percorso dal trequartista al regista
In un’intervista rilasciata a Il Foglio, il centrocampista svizzero ha tracciato un parallelo diretto tra la sua evoluzione tattica e quella dei leggendari centrocampisti Andrea Pirlo e Fernando Redondo:
“Pirlo è stato il mio idolo da ragazzino. Mi ricordo le sue giocate, erano perfette. Lui e Redondo mi hanno ispirato molto, giocavano con una serenità e una lucidità in campo impressionante. Sapevano dettare i tempi del gioco in qualsiasi momento”.
Dunque per lo svizzero gli ex rossoneri sono stati idoli e fonti d’ispirazione. Quell’ispirazione presa anche da Lionel Messi e il suo storico numero 30, con una parentesi significativa sulla scelta di firmare per il Milan.

Jashari, il numero 30 e la scelta del Milan: un tributo a Messi da bambino
La scelta della maglia numero 30 racconta un’altra storia, ancora più personale. Da bambino che correva dietro a un pallone senza ruolo specifico, Jashari guardava Messi e desiderava solo giocare:
“Quando ero bambino e giocavamo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e pensai che se mai fossi stato un calciatore avrei voluto lo stesso numero”.
La richiesta è arrivata subito, ancora prima di firmare il contratto con il Milan, una priorità assoluta:
“È stata una delle prime richieste che ho fatto al Milan, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato“.
E sulla scelta del Milan:
“Io parlavo ogni giorno con il mio agente, sapendo del forte interesse del Milan. Volevo trovare una soluzione migliore per me e il Bruges: ma come fai a rifiutare il Milan? Quando ha chiamato Ibrahimovic quasi mi tremava la voce, ma ero pronto e motivato a iniziare una nuova sfida”.
