Il Milan convive ormai da anni con un problema strutturale che ha inciso profondamente sulla sua identità offensiva: l’assenza di un vero bomber continuo e dominante. Dopo l’epoca d’oro guidata da Zlatan Ibrahimovic, capace di trascinare la squadra con numeri straordinari, i rossoneri non sono più riusciti a trovare un attaccante in grado di garantire rendimento costante e leadership realizzativa nel lungo periodo, nonostante i tanti milioni spesi negli anni.
L’eredità pesante di Ibrahimovic e il ruolo di Giroud
Dopo la stagione 2011/2012, chiusa da Zlatan Ibrahimovic con 28 gol, il Milan ha inseguito senza successo un nuovo punto di riferimento offensivo. Nonostante diversi tentativi sul mercato, nessun attaccante è riuscito a replicare quella stagione e superando quota 20 gol. Il ritorno dello svedese anni dopo ha avuto più un valore simbolico che strutturale, evidenziando la mancanza di alternative solide. In questo contesto, Olivier Giroud si è ritagliato un ruolo importante, diventando un punto fermo grazie alla sua esperienza e intelligenza tattica. Tuttavia, pur garantendo un buon numero di gol, non rappresenta quel tipo di bomber dominante capace di trascinare da solo una stagione.
I milioni spesi per i vari Bacca, Luiz Adriano, Piatek e Gimenez non hanno risolto la questione bomber, ma anzi hanno contribuito ad alimentare le voci della mancanza di professionalità nel scegliere il terminale offensivo. Ora starà a Tare e proprio ad Ibra scegliere il terminale offensivo per il prossimo campionato, per provare a spezzare questa maledizione.
