Massimiliano Allegri perde il controllo del Milan a San Siro contro l’Atalanta. La sconfitta 2-3 trasforma la lotta Champions in una corsa disperata, con la difesa rossonera in tilt e il centravanti ancora una volta assente dal progetto.
Milan-Atalanta 2-3: il tracollo che cancella sei mesi di lavoro
Éderson, Davide Zappacosta, Giacomo Raspadori. Tre nomi che bastano a raccontare il disastro di San Siro. Il Milan di Allegri ha regalato tre gol in una partita che poteva valere la Champions League, sciupando il vantaggio costruito nell’intera stagione. Solo nel finale, con Strahinja Pavlović in campo e il rigore di Christopher Nkuku, la squadra ha provato a reagire. Troppo tardi. Come ha scritto Paolo Condò sul Corriere della Sera ha scritto dopo la sconfitta contro l’Atalanta.
“Le stagioni del Milan di Redbird finiscono sempre allo stesso modo. Le curve che si svuotano a partita in corso, la contestazione che dalla società si allarga alla squadra, i calcoli febbrili su quale asset alienare (parliamo anche noi il linguaggio della finanza) per baloccarsi anche la prossima estate con il player trading. Il Milan! Per carità, tutto cambia e non sempre evolve; ma il Milan che ci ha accompagnato per tutta la vita, che se ne sia tifosi, oppositori o semplici spettatori, è stata una cosa profondamente diversa da questa, ed è umano rimpiangerla”.
