Cristiano Ronaldo al Milan nel 2018 non fu una fantasia. Massimiliano Mirabelli, ex direttore sportivo rossonero, rivela l’accordo raggiunto con il portoghese durante la gestione cinese.
Mirabelli e l’operazione da 100 milioni con il Real Madrid
La trattativa per portare Ronaldo al Milan era concreta e avanzata. Secondo Mirabelli, intervistato da Carlo Pellegatti, la proprietà cinese chiese esplicitamente un colpo ad effetto nella campagna acquisti da 240 milioni. L’ex DS contattò Jorge Mendes, agente del fuoriclasse portoghese, durante la finale di Champions League a Cardiff tra Juventus e Real Madrid. La proposta trovò Ronaldo affascinato dalla sfida.
L’accordo con il Real Madrid si basava su 100 milioni di euro, cifra che poteva scendere a seconda dei dettagli economici. Mirabelli, insieme a Marco Fassone e Gennaro Gattuso, negoziò direttamente con il giocatore. “Vengo al Milan, non ho mai fatto l’Europa League e vengo per vincerla”, disse Ronaldo secondo la ricostruzione dell’ex dirigente. Non era la Champions League a attirarlo, ma la possibilità concreta di vincere una competizione europea mai conquistata.
Milan, che rimpianto: perché saltò tutto
I dettagli erano stati definiti nei minimi particolari. Lo stipendio rappresentava una voce importante, ma l’accordo era stato raggiunto su tutti i fronti: con il Real, con Mendes per il giocatore, con la dirigenza milanista. “Era tutto ok”, ha sottolineato Mirabelli, confermando che mancavano solo gli ultimi step amministrativi per annunciare uno dei trasferimenti più clamorosi del calcio mondiale.
La proprietà cinese bloccò tutto. Dopo aver chiesto il colpo ad effetto, Li Yonghong e i suoi manager decisero di non procedere. Mirabelli non specifica le ragioni precise del dietrofront, ma la sequenza è chiara: accordi conclusi, giocatore convinto, club di provenienza d’accordo, ma il Milan si fermò.
Quella decisione costò carissimo al progetto rossonero. Ronaldo finì alla Juventus pochi mesi dopo, nel luglio dello stesso anno, spostando gli equilibri del calcio italiano verso Torino. Il Milan perse l’occasione di una generazione, confermando le fragilità organizzative che caratterizzarono l’era cinese.
