Franco Baresi è scomparso a 66 anni e oggi, 4 agosto, si sono svolti i funerali del capitano del Milan celebrati a Milano con tributi dal calcio italiano.
Baresi, una vita intera con la maglia rossonera
Travagliato, 8 maggio 1960. Franco Baresi nasce in provincia di Brescia e a dodici anni entra nel settore giovanile del Milan. Non lo lascerà più. Esordio a 17 anni, fascia di capitano a 22, ritiro nel 1997. Una carriera costruita interamente con il Diavolo, 719 partite ufficiali e 33 gol, 17 trofei in 20 stagioni. Baresi non era soltanto un difensore: era l’architetto della difesa, il cervello tattico di squadre che hanno dominato l’Europa negli anni Ottanta e Novanta. Un calciatore generazionale che ha rappresentato per il Milan quello che simboleggia una dinastia.
Il cordoglio del calcio italiano ai funerali
La Basilica di Sant’Ambrogio a Milano si è riempita questa mattina per l’ultimo saluto. Non erano presenti solo tifosi: il mondo del calcio ha reso omaggio alla leggenda rossonera con messaggi e dichiarazioni. I compagni di squadra, gli avversari di una vita, gli allenatori che lo hanno conosciuto hanno parlato di un uomo che era rimasto avanti anni luce rispetto ai suoi tempi.
Albertini, che condivise con Baresi il DNA difensivo del Milan, ha dichiarato: “Ci ha lasciato giovane”. Le parole risuonano come un’ammissione di incompletezza, come se la morte avesse tolto qualcosa di ingiusto. Serena ha raccontato di aver provato i brividi nel ripensare a cosa rappresentava Baresi per il calcio italiano. Non erano emozioni vuote: erano il riconoscimento di un’assenza che il calcio italiano sentirebbe a lungo.
I tifosi rendono omaggio al numero 6
Il feretro è stato accolto dai sostenitori rossoneri con uno striscione che recitava: “C’è solo un capitano“. Intonato You’ll Never Walk Alone, l’inno che accompagna le commemorazioni più solenni. Non era una semplice cerimonia funebre: era il riconoscimento pubblico di una figura che aveva incarnato i valori del Milan in un’epoca in cui il calcio era ancora cultura, ancora identità. Baresi non era un calciatore passato alla storia per i numeri: era passato alla storia perché aveva insegnato ai compagni cosa significasse indossare quella maglia.
Gli anni Ottanta e Novanta del Milan, i periodi di maggior gloria europea, portano tutti la firma tattica e morale di Baresi. Non era il più veloce, non era il più forte fisicamente, ma era il più intelligente. Leggeva il gioco tre tempi prima che accadesse. Posizionava i compagni con gesti minimi. Comunicava con lo sguardo.
La sua morte rappresenta la chiusura di un’era. Non solo per il Milan, ma per il calcio italiano che ha perso uno dei suoi ultimi testimoni di una generazione che sapeva cosa fosse la responsabilità collettiva. I funerali di Franco Baresi hanno confermato quanto il calcio italiano continui a guardare a quel periodo come a un’epoca irripetibile, quando una difesa poteva essere costruita su principi che andavano oltre il talento individuale.
