Terzo episodio dei retroscena che ci accompagneranno fino al big match di sabato. Un appuntamento che, romanticamente, abbiamo deciso di intitolare “EX”: cinque campioni che hanno scritto la storia sia del Milan che della Juventus, o che la stanno ancora scrivendo, raccontati dalla nostra redazione.

 

Cinque anni alla Juve, due al Milan. Decisivo sia con i bianconeri che con la maglia rossonera. Mai, però, in nessuna delle due squadre il suo calcio geniale riuscì a mettere tutti d’accordo.

Roberto Baggio, classe ’67, ha nel dna una serie di contraddizioni che lo hanno reso un grande campione, ma anche un personaggio enigmatico e, per certi versi, spigoloso. Ad ogni modo, il suo palmares parla chiaro: uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa UEFA, un Pallone d’Oro e un Fifa World Player con la Juve, uno scudetto con il Milan.

Andiamo con ordine. E’ l’estate 1990, quella dei Mondiali italiani, quella delle Notti Magiche. Baggio con Totò Schillaci trascina l’Italia fino alla semifinale maledetta di Napoli contro l’Argentina. Nel frattempo, il suo passaggio dalla Fiorentina alla Juve per la cifra record di 18 miliardi di lire è cosa fatta. E così dopo Italia ’90 prende il via la sua avventura bianconera. Nel primo anno con la Juventus segna 27 reti, tra campionato e coppe. Ma il disastroso “calcio champagne” di Gigi Maifredi riporta in panchina Giovanni Trapattoni, col quale Baggio sfodera il meglio di sé: 74 gol in tre stagioni, una Coppa UEFA nel 1993, Pallone d’Oro e Fifa World Player alla fine di quell’anno e fascia di capitano al braccio. L’ultimo anno alla Juve, subito dopo il Mondiale americano, coincide con il primo della gloriosa gestione di Marcello Lippi: nonostante un lungo infortunio, “Raffaello” (soprannome scelto dall’Avvocato Gianni Agnelli) segna 14 gol, in gran parte decisivi per la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Ma, nel frattempo, esplode il giovane Alessandro Del Piero e Baggio nell’estate del 1995 viene ceduto al Milan di Fabio Capello.

Nella prima stagione rossonera scende in campo 34 volte, segna 10 gol tra Serie A, Coppa Italia e Coppa UEFA e conquista subito lo scudetto, il secondo consecutivo per lui. Sono i mesi delle discussioni sulla compatibilità con Dejan Savićević e George Weah e sulla sua tenuta fisica, viste le puntuali sostituzioni da parte del tecnico di Pieris. A fine stagione, siamo nel 1996, l’allora ct della Nazionale Arrigo Sacchi lo lascia fuori dalla lista dei convocati per gli Europei d’Inghilterra. Alla guida del Milan, intanto, arriva Oscar Washington Tabárez, che subito dichiara di voler puntare sulla coppia d’attacco Baggio-Weah. E’ l’anno del tardivo esordio in Champions League, a San Siro contro il Porto. Tuttavia, la crisi di risultati relega “Divin Codino” in panchina, a favore di Marco Simone. Succede poi che Tabarez viene esonerato e la società decide di richiamare Arrigo Sacchi. Per Baggio non poteva esserci scelta peggiore: il rapporto tra i due è tesissimo al punto che Sacchi gli preferisce quasi sempre il francese Christophe Dugarry. Nell’estate 1997, con il ritorno di Capello a Milanello, il fantasista si presenta al raduno ma con la valigia in mano: sfumato il Parma per il rifiuto di Carlo Ancelotti, si accasa al Bologna dove costruisce la sua rinascita.

I rapporti con le tifoserie non sono mai stati idialliaci. Anzi. Gli ultras juventini non hanno mai perdonato Baggio per un gesto compiuto il 7 aprile 1991 durante la gara in casa della Fiorentina. Il “coniglio bagnato” si procura un rigore, che, però, si rifiuta di battere. Al suo posto sul dischetto va Gigi De Agostini che fallisce. Ma non è tutto. Uscendo dal campo, Baggio raccoglie una sciarpa viola che gli viene lanciata dalla Fiesole: uno sfregio per i tifosi bianconeri, storici nemici dei viola.

Altro aneddoto, datato maggio 1995. La Juve ha da pochi giorni conquistato il primo scudetto dell’era Lippi. Il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, annuncia di aver raggiunto un accordo con i bianconeri per l’acquisto di Baggio. “Grazie alla stima e all’amicizia che legano la famiglia Agnelli alla mia, abbiamo sancito l’accordo per l’intesa per Baggio, ora deve decidere lui. Dicono che non vuole? Mi offende l’idea di un calciatore che non voglia vestire la maglia nerazzurra“, dichiara il patron. Passano poche ore e il 1 giugno viene data comunicazione che il giocatore passa al Milan. Per molti opinionisti quello è il varo della “Sacra Alleanzatra la società di via Turati e la Triade Moggi-Giraudo-Bettega. I tifosi rossoneri minacciano di non rinnovare gli abbonamenti per ostracismo nei confronti del “Piccolo Principe”. Anche i vip protestano, come il leghista Roberto Maroni: “Quello di Baggio è un pessimo acquisto, perché chi ha tradito una volta può tradire ancora“. Nessuno gli perdonò di aver rifiutato il Milan per andare a Torino cinque anni prima. I gol e lo scudetto non bastarono per far nascere l’amore.

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