Amelia: "Meglio dieci partite qui, che trenta da qualche altra parte"

Amelia: “Meglio dieci partite qui, che trenta da qualche altra parte”

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Campione del Mondo con Lippi nel 2006 come vice Buffon sembra aver costruito le cose migliori della sua carriera proprio come dodicesimo. Marco Amelia si appresta a vivere la sua terza stagione in rossonero con la consapevolezza che non è facile stare a guardare, ma la certezza che il Milan conta su di lui e la sicurezza di essere comunque indispensabile, visto i numerosi e ripetuti acciacchi fisici di Abbiati. Il portiere romano ospite a Radio Radio, ha spaziato su tanti argomenti passando da Thiago Silva agli addi dei senatori. “La permanenza di Thiago basta e avanza, credo sia l’unico giocatore di cui il Milan non può fare a meno. Ibrahimovic? Anche lui è su quei livelli”.

Sui rapporti tra Pato e Ibrahimovic: “Noi su questo ci facciamo tante risalte, perchè accade proprio il contrario rispetto a quello che si dice. Ibra è sempre stato molto vicino ad Alexandre, il problema è che Pato ha avuto qualche infortunio di troppo”. Sugli addii dei senatori: “Abbiamo provato fino all’ultimo a convincere Nesta, il giorno più difficile non è stato quello della conferenza ma sarà quello del raduno, chissà… Tanti giocatori se ne sono andati, ma ci hanno fatto crescere. Sapevamo che avremmo dovuto prendere il loro posto, sappiamo quello che dobbiamo fare. Non siamo stati presi e buttati nello spogliatoio così, è una mentalità che viene tramandata nel tempo e ora tocca a noi”.

Sulla trattativa Thiago Silva-PSG: “Posso dire che ho sentito Thiago, lui ha parlato con tutti noi. L’offerta è arrivata, abbiamo visto Leonardo a Milano nelle settimane precedenti. Lui ha cercato di portare sia Thiago che Ibra al PSG. Non ci si aspettava un’offerta del genere. 50 milioni? Sapevo anche qualcosa di più, la prima offerta era per entrambi i giocatori. Credo che se non ci fosse stato l’intervento di Berlusconi, Thiago sarebbe andato a Parigi. E’ giusto che sia rimasto, perchè il Milan deve comprare e non vendere i grandi giocatori”. Sulla scelta di andare al Milan come dodicesimo: “Quella chiamata era sicuramente l’ultima per me, se avessi rifiutato Galliani avrebbe cercato un altro portiere. L’ho sfruttata subito, anche perchè fare 15/20 partite al Milan è molto importante. Al Milan è importante ogni singolo intervento e credo di aver fatto bene. Il Milan ora credo abbia fiducia nel mio ruolo”.

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