Acerbi: "Un sogno che si realizza. I segreti? Grinta e lavoro"

Acerbi: “Un sogno che si realizza. I segreti? Grinta e lavoro”


Questa mattina si raduna il Milan e per Francesco Acerbi è un po’ come il primo giorno all’università. Il difensore 24enne cresciuto a Pavia oggi si allenerà per la prima volta con Massimiliano Allegri, ma non ancora con i reduci dall’Europeo, cioè Ibrahimovic, Mexes, Abate, Nocerino, Cassano e Montolivo, e neppure con i brasiliani Pato e Thiago Silva, impegnati con la nazionale brasiliana che sta preparando il torneo olimpico di Londra. Un giorno comunque speciale per Francesco Acerbi, uno degli acquisti di mercato considerati più importanti dallo staff rossonero. Dopo Giaccherini vincitore di uno scudetto con la Juve e agli Europei in maglia azzurra, ecco l’avventura ai massimi livelli di un altro giocatore lanciato dal Pavia.

Il difensore centrale di Dresano era approdato negli Allievi del Pavia e ha fatto tutte le trafila fino al debutto in prima squadra, in C1, il 23 aprile 2006, a 18 anni contro il San Marino. Dopo una parentesi nella Primavera dello Spezia, nell’ambito di uno scambio di prestiti, è poi tornano in azzurro, dove ha collezionato in due stagioni 56 presenze e tre gol. L’anno seguente la consacrazione in B con la Reggina e l’acquisto del suo cartellino del Genoa che poi lo ha dato in comproprietà al Chievo, dove si è messo in luce in serie A.

Acerbi, è arrivato nella squadra per la quale ha sempre fatto il tifo, qual è il segreto? «La determinazione unita al gran lavoro per crescere che ho fatto in questi anni, dal Pavia al Chievo – spiega –. Devi sempre dare il massimo». Al Chievo ha avuto qualche problema ad inizio stagione e a gennaio poteva anche cambiare squadra, invece è rimasto e ha trovato spazio. «Un infortunio mi aveva bloccato all’inizio della stagione, poi ho trovato la concorrenza di altri giocatori – spiega il difensore –. Non mi sono mai demoralizzato, ho sfruttato lo spazio in Coppa Italia per mettermi evidenza. Il 20 novembre il debutto a Catania in serie A, poi il 2 febbraio da titolare a Novara e da quel momento ho sempre avuto la fiducia di mister Di Carlo».

Che effetto fa essere richiesto da Milan, Inter e Juve? «Mi ha fatto tanto piacere. Alla fine sono finito al Milan, la squadra per cui ho sempre tifato, un sogno che si corona». Oggi la partenza della nuova stagione: non ci saranno i campionissimi, ma sarà il primo impatto ufficiale con il Milan. Fino ad adesso con chi ha avuto modo di confrontarsi? «Con nessun giocatore, solo con Galliani e Braida. Ho definito gli aspetti pratici, vivrò a Gallarate, dove il Milan ha degli alloggi per i giocatori. E’ una buona soluzione per stare vicino a Milanello, i miei compagni li conoscerò poco per volta».

Quanto è stata dura salire i gradini che separano la Lega Pro dalla serie B prima e dalla A poi? «Il salto netto l’ho trovato tra la Lega Pro e la B. Devi stare attento a ben figurare in una categoria decisamente più difficile. Personalmente la differenza tra la B e la A l’ho sentita meno: la differenza è che in serie A non puoi sbagliare nulla perché al minimo errore l’avversario ti castiga, ma la sostanza non cambia».

Che posto ha il Pavia nella sua carriera? «Sono cresciuto lì e mi sono trovato benissimo in via Alzaia. Al Pavia devo tanto e ho ancora buoni rapporti con i tifosi e con la mia ex società. Con tanti miei ex compagni mi sento costantemente, tipo Fogacci, De Vincenziis. Sono spesso tornato al Fortunati per vedere il Pavia. Ora sarà più difficile avere pause, ma appena potrò ci rivedremo». Al Milan potrà giocare al fianco di Thiago Silva, un giocatore che il Psg valutava 46 milioni di euro, non proprio un’inezia. La presenza di Silva potrebbe essere fondamentale per la sua crescita? «Tra Champions League, campionato e Coppa Italia al Milan giocheremo ogni tre giorni, quindi mi aspetta una stagione più pesante rispetto a quella del Chievo. Cercherò di guadagnarmi il posto. Avere l’onore di poter lavorare con quello che è il miglior difensore al mondo, Thiago Silva, non può che aiutarmi oltre che stimolarmi ulteriormente».

(Enrico Venni per La Provincia Pavese)




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