Dal Chelsea al Chelsea: ecco perché occorre essere ottimisti

Dal Chelsea al Chelsea: ecco perché occorre essere ottimisti


Nelle ultime tournée estive è capitato spesso di incrociare i Blues londinesi. Indimenticabile, in negativo, la batosta subìta dal Milan di Ancelotti a Mosca, esattamente 4 anni fa. A giocarsi un terzo/quarto posto di dubbio valore (in palio c’era infatti la Railways Cup), scese in campo un undici rossonero decisamente rimaneggiato. In emergenza totale, Carletto schierò in pratica, dal primo minuto quasi solo difensori, ben 6 di ruolo, assieme a Gattuso, Pirlo, Flamini e un inedito Ambro centravanti. Un assetto iperprotettivo che seppe soltanto evidenziare i limiti, già in parte noti, di un Kalac capace di dare il peggio si sé, protagonista suo malgrado, di diverse papere da cineteca.

Il risultato finale fu un umiliante 0-5, con poker di Anelka e un timbro di Lampard. Una lezione di determinazione, offerta gratuitamente da mister Scolari e dal suo Chelsea, che fece scattare più di qualche campanello d’allarme in via Turati. Nel corso di quella sessione di mercato oltre a Flamini, Senderos e Zambrotta, arrivarono in extremis anche Shevchenko in prestito e Ronaldinho. Un mercato mediaticamente valido, ma che nei fatti fu in grado di regalare solo un terzo posto incolore in campionato. Malgrado la presenza di campionissimi come Kakà, fu deludente persino la Coppa Uefa, con eliminazione prematura e rocambolesca al cospetto di un modesto Werder Brema.

Un parallelismo con quell’estate è da ricercare nell’elevato numero di addii. Lasciarono Milanello nell’ordine: Cafù, Serginho, Simic, Oddo (in prestitp al Bayern), Gourcuff, Brocchi, Gilardino e Ronaldo. Non è qualitativamente e sentimentalmente paragonabile all’esodo di queste ultime settimane, ma per numero di partenze, il confronto ci può quasi stare.

Dopo la prova incoraggiante di 30 ore fa, che ci ha visti vincitori proprio contro il Chelsea campione d’Europa, piuttosto avanti di condizione e con parecchie stelle sul terreno di gioco, non vorremmo mai che la dirigenza si concentrasse troppo sul valore nominale di alcuni giocatori attualmente sul mercato. Preferiamo un Milan operaio ma produttivo, come quello visto a Miami, piuttosto che un Diavolo capace solo di autocompiacersi e guardarsi allo specchio. Undici leoni Casciavìt, pronti a lottare, qualsiasi sia il traguardo. Back to the primitive.

Twitter: @fabryvilla84




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