Un anno fa, la svolta del “Friuli”

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Una famosa casa editrice di vocabolari di latino e greco antico ha un famoso motto nel logo: “È bello dopo il morir vivere ancora”.

La frase potrebbe ricalcare in maniera perfetta la situazione rossonera qualora il Milan si risollevi, a partire da domenica contro l’Udinese, inanellando risultati importanti fino al derby del 7 ottobre compreso. Ma ancor più questa frase è la sintesi perfetta proprio dell’ultimo Udinese – Milan.

Sabato 11 febbraio 2012: l’Italia è nella morsa del gelo. A Udine va anche meglio rispetto ad altre parti d’Italia: alle 18.00 sono -3°.  Anche il Milan è in una morsa, poichè proviene da una mini striscia negativa: sconfitta a Roma contro la Lazio per 2-0, stantio pareggio per 0-0 col Napoli (con espulsione di Ibrahimovic) e sconfitta nell’andata delle semifinali di Coppa Italia con la Juventus, per 2-1 a San Siro. E mercoledì arriva l’Arsenal per gli ottavi di Champions.

Un Milan quindi orfano di Ibra scende in campo al Friuli con tutti questi pensieri in testa; le incertezze sono tante, ma tutto l’ambiente concorda su una cosa: vincere oggi, in uno stadio dove nessuno quest’anno è passato, compresa la Juve (0-0 a dicembre) contro una squadra scattante e in forma, può rappresentare la svolta, e non solo per il campionato.

Ah, e c’è un’altra cosa: a parte la Roma, il Milan di questa stagione non ha mai battuto una grande, in nessuna competizione. Un ulteriore motivo di svolta. Pronti, via: solita Udinese, in palla, solito Milan, imballato. E al 19’ il passaggio per la svolta da stretto diventa un pertugio. Di Natale -il solito Di Natale- infilza Amelia con una stoccata dal limite. La sensazione è che lo scudetto in quel momento si sia allontanato come non mai durante tutta la stagione. Anni luce. La rete è anche propiziata dal piede di Thiago Silva, che cercava di contrastarlo.

L’Udinese è assolutamente padrona a casa sua, il Milan galleggia nel freddo. La squadra di Guidolin ci dà però una mano, perché sbaglia molte occasioni. Anche nel secondo tempo non sembra esserci una reazione da parte degli uomini di Allegri, finché un episodio riaccende la miccia del furore agonistico.

77’: El Shaarawy in mezzo, Handanovic non trattiene, Maxi Lopez è al posto giusto al momento giusto. Pari. La difesa dell’Udinese va in bambola e per poco Robinho non raddoppia un minuto dopo.

Ma il colpo del k.o. è nell’aria, perché il Milan prende coraggio, mentre l’Udinese, che ha perso Isla e sostituito Di Natale, si rincantuccia nella sua area. 85’: Lopez si invola sulla sinistra e mette in mezzo. El Shaarawy è appostato sul primo palo e la infila in rete, nel minuscolo spazio tra Handanovic e il legno. Un pertugio imbucato e fatto saltare. Un po’ come ha fatto il Milan al Friuli, grazie ai due geni di Lopez e del Faraone, che si sono restituiti il favore. La svolta c’è stata e l’hanno creata loro.

Domenica nel prepartita le similitudini psicologiche con questo match si sprecheranno. Anche domenica infatti, come 8 mesi fa, al Friuli serve una svolta, forse la svolta. Come fu anche, in un periodo della stagione più simile, il 2-1 del Milan di Leonardo sulla Roma dell’ottobre 2009. Ma questa è un’altra storia. Consiglio ad Allegri: metta El Shaarawy. Sperando di poter dire domenica alle 17.00 che “è bello dopo il morir vivere ancora”.

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