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Bruxelles non è mai stata così Europa

L. Ferrato – BBC

Bruxelles non è nè carne nè pesce. Bruxelles è il cuore dell’Europa unita, ma non capisce se sentirsi vallona o fiamminga. In fondo è la capitale del Belgio, ma è una città a maggioranza vallona (quindi di lingua francese) in territorio fiammingo (quindi di lingua simil olandese).

Strano che il destino europeo del Milan si decida qui, dove i rossoneri hanno sempre sofferto, pareggiando per 0-0 nella stagione di grazia 1993/94 e vincendo poi per 1-0, con un gol di Kakà, nella stagione 2006/07, conclusa anche quella con un insperato e inaspettato trionfo in Champions League. Lo stadio dell’Anderlecht, il Constant Van De Stock, è tipicamente inglese, i tifosi sono caldi, e la partita potrebbe diventare molto complicata se il Milan la affronterà con lo spirito “pre-Napoli”.

Gli uomini dell’olandese John Van Den Brom si schierano con un 4-4-2 scolastico, non molto spettacolare, che però è riuscito ad imbrigliare il Milan a San Siro ed è stato efficace due settimane fa per battere lo Zenit San Pietroburgo e rilanciare le speranze di qualificazione dei belgi. Per Allegri continua un periodo molto complicato. Dopo il Napoli, questa trasferta belga e poi la Juve, il Catania in trasferta, per chiudere in bellezza in casa con lo Zenit di Spalletti, partita che potrebbe decidere le sorti di questo ormai complicato girone C.

I rossoneri a Napoli hanno cominciato con un 4-3-3 abbastanza prudente poi, sotto di due gol, Allegri ha modificato il modulo, trasformandolo in un 4-4-2 che però a tutti gli effetti era un 4-2-4.Nel secondo tempo di Napoli, abbiamo forse visto il miglior Milan della stagione. Errori delle difesa – e del portiere – a parte, gli esterni di difesa hanno spinto, sia De Sciglio, finalmente concentrato non solo sul compitino di difesa ma molto attivo in fase di attacco, sia Constant sulla sinistra, nonostante l’ex genoano si lasci ancora andare ad errori sesquipedali che rischiano sempre di compromettere le sorti delle partite.

A centrocampo, Montolivo sta diventando sempre più sicuro. Spesso è ancora lento e impacciato, ma verticalizza sempre più spesso il gioco e soprattutto sta prendendo possesso del centrocampo. Anche De Jong sembra più dentro al gioco. Ottimo nella fase di recupero, ma non male neanche in impostazione, dove finalmente si è deciso a giocare anche qualche pallone in verticale. Nocerino ha un po’ deluso nella sua Napoli, ma la sorpresa rossonera del 2011/12 è in fase di recupero condizione e sicuramente potrà essere funzionale per il progetto tattico rossonero.

Ottimi invece i tre davanti. Boateng non sarà lo straripante assalitore delle ultime due stagioni, ma sta tornando a mostrare pericolosità, tenta giocate difficile ma coraggiose e sembra volitivo anche in fase di recupero. Bene anche Bojan, che cannoniere non lo è mai stato, ma sia nel 4-2-3-1 che nel 4-3-3, sembra starci molto bene. Su El Shaarawy poco da dire. Lunedì sulla Gazzetta Franco Arturi lo ha paragonato al primo Shevchenko e sinceramente non mi sembra ci possa essere paragone più azzeccato. Solo in Sheva abbiamo visto questa velocità, potenza, capacità di recupero, facilità nell’andare in gol, che quest’anno il faraone sta mostrando in tutti gli stadi d’Italia. Rispetto all’ucraino, il giovane Stephan sembra meno forte di testa e meno potente, ma nello scatto e nella capacità realizzativa, sembra addirittura superiore all’idolo rossonero dei primi anni del nuovo secolo.

A Bruxelles quindi, i rossoneri si giocano già buona parte della loro stagione. Si giocano la possibilità di dare un senso a un’annata finora disgraziata, che in campionato ha riservato solo sofferenze e umiliazioni e le prossime partite nel Belpaese non promettono nulla di buono. In questi giorni, dopo la visita di Berlusconi a Milanello, si sta parlando molto di mercato e di possbili colpi (si ma con che soldi??) a gennaio, ma al nuovo anno manca ancora un mese e mezzo e il futuro europeo del Milan passa per Bruxelles, quella capitale così anonima e cupa, quella squadra così gloriosa e ostica per le italiane, quello stadio così ostile e difficile, dove ben altri Milan hanno sofferto e combattuto, dove hanno affrontato tappe fondamentali per poi trionfare due volte sempre ad Atene.

Twitter: @lucaferrato

This post was last modified on 22 Novembre 2012 - 15:32

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redazione