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San Siro ancora “prodigo” di fischi, un Boa che non morde più

Nemmeno l’ultima partita di campionato in casa è servita a Kevin Prince Boateng per ricucire un rapporto con i tifosi rossoneri, che pare decisamente, e irrimediabilmente, logorato. Quel giocatore tanto osannato dalla curva nei tre anni rossoneri, ieri è stato subissato per l’ennesima volta dagli impietosi fischi di San Siro, teatro ancora di una deludente prova da parte dell’ex Portsmouth.

Eppure il primo tempo del ghanese non era stato del tutto da buttare: tanto movimento sull’arco d’attacco e una buona occasione sprecata su assist di De Sciglio, col tiro di piatto del Boa dal vertice dell’area piccola che però finisce molle tra le braccia del portiere giallorosso Lobont. Poi però l’espulsione dello scellerato Muntari costringe Allegri a dirottare il nativo di Berlino Ovest in mediana e lì praticamente termina il match personale. Trentacinque minuti di “nulla cosmico” per lui, che, in un centrocampo di mastini (dunque per definizione poco abili nelle geometrie) dovrebbe emergere per classe e tecnica e invece trotterella per il campo senza tentare mai un affondo, un dribbling, un uno/due. Fino a quando Allegri decide di toglierlo per far posto a Nocerino, ed ecco il momento catartico: bordate di fischi, la seconda volta consecutiva dopo quella del match contro il Torino di domenica scorsa, accompagnano Boateng alla panchina, stavolta senza gesti di stizza come quelli contro i granata, testimoniando la presa di posizione dei tifosi nei confronti del giocatore. Della serie, se Boateng dovesse essere “sacrificato” sull’altare del calciomercato per far cassa da investire poi per altri ruoli (leggasi difensore centrale e/o regista), di certo dalle parti della Curva Sud non ci si strapperebbe i capelli per la disperazione.

Ora resta un’ultima partita, quella fondamentale di Siena, per tentare di salvare l’impossibile, magari con il gol decisivo per la Champions. La sensazione, tuttavia, è che la sfida del Franchi difficilmente cambierà lo status quo, del resto Galliani è stato chiaro: per far si che arrivi un top player, bisogna vendere uno dei big e gli indizi sembrano portare proprio in direzione del numero dieci.

This post was last modified on 14 Maggio 2013 - 14:04

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redazione