Un anno senza Pato: fallimento, non rimpianto. Tevez, Barbara e quella promessa di Berlusconi…

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Un anno senza Pato. Era il 3 gennaio 2013 quando il Milan annunciava ufficialmente la cessione del Papero, 15 milioni di euro al Corinthians ed un miliardo di delusione per i rossoneri. L’accordo arrivò dopo giorni di lavoro e soprattutto un lungo vertice a San Paolo al quale prese parte Galliani, oggi come allora in vacanza in Brasile; l’anno scorso però si trattò di un intensissimo viaggio di lavoro, dove si provò senza successo a “riaccasare” anche Robinho al Santos. Ma è un’altra storia.

Per il Milan un fallimento economico, “costretto” a venderlo al ribasso visto che l’acquisto costò 7 milioni in più (22, bonus compresi) 5 anni prima. E fa niente se si è trattato della cifra più alta mai spesa per un minorenne, era il 2 agosto 2007 ed Alexandre aveva solo 17 anni, nemmeno dei 63 gol in 150 partite in rossonero (una media più che rispettabile, pressoché identica a quella che ha Balotelli in questa stagione e migliore di Kakà): il problema principale sono stati e resteranno gli infortuni muscolari, diventati quasi cronici dal gennaio 2010 in poi. Per colpa di chi? “Sono stati 5 anni fantastici, vi guarderò da lontano. In bocca al lupo, spero che il Milan con voi continuerà a vincere tutto“, parole e lacrime che Pato dedicò ai compagni a Milanello prima dell’addio, il 4 gennaio 2013: esattamente 12 mesi fa.

Un potenziale fenomeno, un fuoriclasse con i piedi ma forse non nella testa, che lo scorso settembre non a caso lo ha portato a criticare duramente lo staff medico del Milan, secondo il brasiliano unico colpevole dei suoi guai fisici. Viva la sincerità, e anche l’educazione. Problemi che si sono verificati ancora al Corinthians, meno perché pochi, rispetto al passato, sono stati i minuti in cui è sceso in campo. E’ oggettivo mettere in evidenza coma la sua carriera stia andando spegnendosi per blasone, livello ed importanza, come la sua vena realizzativa. E il Mondiale in Brasile con la Nazionale non è per niente al sicuro.

Un anno dopo non si può parlare di vero rimpianto: fa male dirlo, ma la sua assenza non si sente granché. Ovvio, ancora adesso un Pato (sano) in più avrebbe fatto comodo alla squadra e ad Allegri, che non lo hai mai adorato. Al contrario di Barbara Berlusconi, fidanzata con Pato quando ai tempi era semplice membro del Consiglio di Amministrazione rossonero. Come non ricordare l’amorosa opposizione (vincente in termini di decisione finale) di Lady B. nei confronti della cessione dell’attaccante al PSG per 35 milioni di euro. Ma che problema c’è, alla fine è sfumato solo Tevez… Ora è vicepresidente ed amministratore delegato, ma il Papero non c’è più. E Tevez non c’è mai stato.

Desidero salutare, ma soprattutto ringraziare tutti. Dal Presidente fino alle tante persone del Milan con cui ho lavorato in questi indimenticabili anni a Milano. Vado in Brasile, al Corinthians, per avere la possibilità di giocare con continuità. Non sarà, però, facile dimenticare il Milan. Sono e sarò sempre legato a questa maglia, ai suoi colori e a tutti i tifosi rossoneri. Soprattutto va a loro, in questo momento, il mio pensiero e il mio grazie più grande“. Questo fu il messaggio lasciato da Pato sul sito del Milan. Mentre il presidente Silvio Berlusconi, sempre un anno fa, prometteva: “Pato? Abbiamo assecondato la sua volontà, ma ci ha promesso che tra due o tre anni tornerà da noi“. Uno è già passato, ma basterebbe ricordare che quelle frasi furono fatte in piena campagna elettorale per smettere di sperare.