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Tra una nuova fronda e un “non sto più in piedi”: una finale invincibile

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Non so da che parte cominciare, ma soprattutto non so dove andremo a finire. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Da 4 anni le cose che succedono al nostro Milan sono sempre peggio. Ogni anno diciamo: “Il prossimo non potrà essere peggio di questo”. E invece puntualmente veniamo smentiti. Al punto che non si vede la fine di quella che per noi tifosi è davvero una tragedia. Sportiva ben inteso. Ma pur sempre tale.

Quest’anno, con una squadra tra il normale e il mediocre, sembrava che potessimo salvare almeno la dignità. Il quinto posto era tranquillamente alla nostra portata, bastava battere le retrocesse Carpi, Verona e Frosinone. La quadra in campo si era trovata e Milanello aveva finalmente smesso di essere un luogo di villeggiatura per miliardari molli e svogliati. E invece con l’ennesimo “coup de theatre” del Presidente siamo riusciti a buttare via anche quel poco di buono che avevamo costruito. Dal sesto siamo passati al settimo posto, quindi fuori dall’Europa. Per migliorare il gioco abbiamo sensibilmente peggiorato i risultati. Per fare più gol abbiamo iniziato a subirne a valanga, senza peraltro migliorare le realizzazioni. Abbiamo cambiato moduli alla rinfusa, abbiamo buttato in campo un sacco di giocatori a caso, salvo poi rimandarli in panchina o tribuna. Si sono moltiplicati gli episodi di insubordinazione, da Bacca a Menez. E sono aumentati a dismisura gli infortunati. Soprattutto a livello muscolare. Abbiamo esposto giovani e meno giovani a brutte figure: l’ultima, vero e proprio capolavoro, è stata l’invenzione di Romagnoli terzino per far posto a capitan Mexes, cocco del presidente.

Tralasciamo i particolari di giocatori che avrebbero confessato (il condizionale è d’obbligo) di essersi “dati malati” oppure di mal sopportare la nuova dieta a base di banane del nuovo nutrizionista sbarcato a Milanello. “Non sto più in piedi”: avrebbe ammesso qualcuno di quelli che evidentemente ha avuto un netto calo di rendimento nel passaggio da Mihajlovic a Brocchi. Le malelingue si sprecano e adombrano anche sospetti sulla “fronda” di una parte dello spogliatoio nei confronti della scelta tecnica. Non tanto nei confronti di Brocchi, ma nei confronti di chi ce l’ha messo. Io non ci credo e sfido qualunque giocatore a rendere al meglio nel bel mezzo di un caos del genere. Ma anche se dovesse essere vero, sarebbe la seconda “fronda” nel giro di due anni. E qui, mi spiace, la colpa sarebbe della società/proprietà che lo permette. Del resto come si farebbe a impedire ai giocatori di fare la fronda, se i primi a farsela tra di loro fossero gli stessi dirigenti? In tutto questo triste tramonto ci apprestiamo a vivere la finale più triste della storia del Milan.

Le finali sono sempre state una festa, andarle a giocare è sempre stato un orgoglio. Stavolta non è così, partiamo battuti e ci auguriamo solo che la Juve non infierisca. Questa è l’ultima umiliazione per la squadra che era la più bella del mondo. A questo punto scegliete pure le maglie e i loghi che preferite, finchè il Milan sarà questo. I tifosi veri non smetteranno di amarlo e aspetteranno che voi vi stanchiate di fare le vostre porcherie. Chiudiamo con Ibra che rischia di essere l’ennesima delusione estiva, ma siamo ridotti talmente male che, da domenica prossima, preferiamo sognare una pia illusione piuttosto che aprire gli occhi e vedere questa triste realtà.

This post was last modified on 15 Maggio 2016 - 22:11

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redazione