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Editoriale

Ora siamo realtà. Manuel e Gigio immensi. E Vincenzo è il numero uno

Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Dirige parallelamente il free-press pomeridiano Mi-Tomorrow. Collabora con La Gazzetta dello Sport e Yahoo Sport Italia. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Tv. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason (canale 62 del DTT).

Metti un allenatore che dà un’identità, aggiungi un 18enne che esplode un esterno destro mozzafiato, condisci con un 17enne che si conferma a livelli incredibili sfoderando la parata della serata. Forse dell’anno. È tutto incredibile e bellissimo, strano a dirsi e ancor più difficile a farsi. Ma il Milan, questo Milan, ha battuto i più forti dopo aver espugnato Verona e piegato chi, cinque mesi fa, gli aveva strappato con merito l’ultimo posto utile per l’Europa League. Tutto questo con la squadra più giovane d’Italia, una delle più giovani d’Europa. È il club che per larghi tratti della sua storia recente è stato spesso tacciato di vecchiaia, di inutili figurine e di amarcord senza senso alcuno.

Oggi è diverso, tutto davvero diverso. Nel 2012 eravamo qui a parlare di progetto giovani per necessità. Allora non andò granché in porto, mentre oggi, dove la necessità è ancora più impellente, il Milan di Vincenzo Montella continua a vincere da tre partite di fila (e non proprio con le ultime tre in classifica) schierando contemporaneamente un classe ’99, un ’98, un ’95, un ’94, un ’93, un ’92. Oltre metà squadra titolare under 25, quattro di questi sono italiani. Numeri freddi, anzi no: caldi, caldissimi. E se a questo si aggiunge un pizzico di malizia, il gioco è fatto: sul gol regolarissimo di Pjanic-Bonucci, l’arrabbiatura di Massimiliano Allegri, più che verso l’arbitro, si è riversata proprio verso i suoi giocatori che, una volta in vantaggio, hanno pensato (giustamente) di tornare a centrocampo lasciando campo libero alle polemiche dei “ragazzi terribili” di Montella. Polemiche sbagliate, ma che hanno fatto il loro corso.

E allora ecco, la malizia: giovani, atletici, smaliziati e dai grandi polmoni. Niang si è visto quasi più nella sua area di rigore a recuperare palloni che nell’area avversaria, Suso ha sciorinato suggerimenti di stile (non ultimo l’assist a Locatelli), Romagnoli (a tratti incerto) può finalmente imparare da un sommo Paletta. E Locatelli, sì, Locatelli non fa certo rimpiangere Montolivo. Con lui in campo si vince sempre, dall’1-3 del Sassuolo in poi. E Montolivo certamente ne sarà felice, quindi non si perda tempo fra le trame dell’ipocrisia.

Poi c’è Montella, Vincenzo. Che sta raccogliendo complimenti dagli avversari e belle parole dai suoi giocatori. È sereno e rasserena, non si prende mai sul serio e i giocatori si fidano di lui. Non ha nulla da dimostrare eppure alza sempre l’asticella. Ora l’affare è destinato ad ingrossarsi e tutto sarà sempre più difficile. A partire da martedì, match ad alto rischio di rilassamento contro un Genoa che proprio ieri ha salutato Marassi con una rovinosa sconfitta nel derby. Il post Juve peggiore possibile, insomma. Sarà quella la prova vera, l’esame di maturità per un gruppo coeso e complice, quadrato e dinamico. Se martedì va bene, si potrà pensare davvero un grande.

This post was last modified on 23 Ottobre 2016 - 12:06