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Editoriale

Vincenzo, hai già due palle così

Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Dirige parallelamente il free-press pomeridiano Mi-Tomorrow. Collabora con La Gazzetta dello Sport e Yahoo Sport Italia. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Tv. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason (canale 62 del DTT).

Che Vincenzo Montella non sia come tutti gli altri non è certo una novità. Che abbia più attributi degli allenatori rossoneri dal 2013 ad oggi, poi, è un’assoluta certezza. Schietto e sornione, ho sempre ribadito l’importanza di avere un tecnico che non perda tempo a prendersi sul serio, a chiamare i giornalisti per far passare le “sue” versioni dei fatti, a giustificarsi o a parlare di arbitri. Montella non è nulla di tutto questo. E se fino a ieri il suo cammino altalenante potesse essere in qualche modo ancora oggetto di dubbi sulla sua integrità morale, la gara con il Sassuolo ha senza dubbio rappresentato un fondamentale punto di non ritorno nel nome di gerarchie sovvertite, ci auguriamo, per sempre. Ma andiamo con ordine…

…e facciamo un passo indietro. Vero o no, è ugualmente molto credibile che la scelta di schierare titolare Luiz Adriano sia stata dettata dall’euforia da anniversario che ancora aleggia ad Arcore. Un regalino di compleanno per Berlusconi, insomma. Già lo immaginiamo, il “pres”, a convincere Montella ricordandogli gli ultimi minuti di Firenze, quando Adriano, effettivamente, aveva avuto un impatto più che positivo sul match rischiando anche di deciderlo all’ultimo secondo. E poi vuoi mettere la “zazzera” scomposta di Niang con la criniera fresca di tosatura di Adriano? Tutta un’altra cosa. Fatto sta che il brasiliano sbaglia completamente partita, anche a causa di una soluzione a lui ben poco congeniale. Meglio a quel punto, forse, giocare con Suso dietro le due punte (già, le due punte). Ma Montella non è certo allenatore da “pipponi” in spogliatoio in stile «Attaccare!». Così Luiz esce, M’Baye entra e la solfa cambia.

Il capolavoro vero è tutto concentrato in una ripresa per cuori forti. Pronti via, ci ritroviamo con un tecnico espulso, dietro ad un vetro ben poco isolante dal quale, ben presto, riuscirà anche a comunicare con lo storico vice Russo. La sostituzione di Montolivo è già di per sé un atto di forza, peraltro in una gara in cui forse il capitano nemmeno la meritava. Ma tant’è: fuori Riccardo e bordata di fischi, dentro Manuel Locatelli e la pagina di storia è pronta per essere scritta. Niang si guadagna un rigore che non c’è, Locatelli trova il tiro che già vale la sua giovane vita, Paletta chiude l’epica rimonta con un terzo tempo pazzesco, quasi innaturale. E Montella gode, da dietro il vetro. Gode perché, mai come contro il Sassuolo, ha capito di essere già riuscito a plasmare una squadra molto più unità di quanto pensasse. Sensazioni belle, aspettando la sosta. Sensazioni che dovranno superare indenni questa pausa: a Verona, contro il Chievo, sarà davvero la prova del nove.

This post was last modified on 3 Ottobre 2016 - 12:01