Closing da storico a comico. Meglio così

Closing da storico a comico. Meglio così


Pronti, partenza, via! Come un anno fa per Mr. Bee è già cominciata la corsa al “l’avevo detto io che era tutta una farsa”, “si capiva che sti cinesi non erano affidabili”, “ho sempre saputo che Silvio si sarebbe tenuto il Milan”. Peccato che per 6 mesi tutta la stampa nazionale, con qualche rarissima eccezione, abbia dato per fatto il famoso “closing” con tanto di celebrazioni dei 30 anni di Berlusconi presidente e investitura dei nuovi proprietari. C’è addirittura chi aveva già preparato libri sull’intricata storia della cessione. E tutti i comunicati scritti in ideogrammi sui fantomatici investitori prodotti nottetempo dai “corrispondenti” cinesi che fine fanno? E tutti i dettagli sulla composizione della “cordata”? E le gite di Fassone in giro per il mondo? E le note ufficiali di Fininvest? E tutti i giocatori osservati e contattati da Mirabelli? E le grafiche stile Mao con gli auguri al presidente Berlusconi? E gli endorsment di colleghi o supposti tali? E il capillare lavoro del Community Adviser nella descrizione del lavoro svolto dalla neonata Sino Europe? E le foto di Li, Han e Fu a Villa Certosa? Tutto questo a che cosa è servito? Ma soprattutto tutto questo è mai esistito davvero? I tifosi, quelli che hanno deciso di aprire gli occhi, se lo chiedono. Cosiccome se lo sono chiesto per Mr. Bee e per la cordata primaverile di Gancikoff e Galatioto (anche se a onor del vero il manager statunitense non si è mai esposto in prima persona).

La data del 13 dicembre doveva essere storica e invece sta per rivelarsi comica. Soprattutto se ci appioppassero un altro, incredibile, “slittamento”. Come abbiamo scritto per mesi su queste pagine, l’attuale proprietà e l’attuale dirigenza non hanno mai smesso di lavorare e non si sono mai considerate “fuori” dal Milan. Secondo voi davvero Berlusconi poteva perdersi a Doha il 23 dicembre la possibilità di alzare il 29esimo trofeo della sua storia presidenziale? Secondo voi davvero Galliani non ha continuato in questi mesi a lavorare sulla cessione di Bacca, sull’arrivo di Pavoletti, sul rinnovo di Donnarumma e sull’eventuale prestito di Fabregas. Galliani ci lavorava anche se poi erano altri a fare le foto. Quando Galliani diceva: “Fino al closing, continuerò a lavorare per il Milan”, davvero pensava che un giorno ci sarebbe stato il “closing”?

In questi mesi il mio obiettivo era quello di provare a spiegare ai tifosi del Milan che non c’è mai stata una concreta ipotesi di reale cambio di proprietà. Purtroppo per chi come me è innamorato pazzo di questi colori, non c’è mai stata la prospettiva di una nuova proprietà ricca che potesse assicurare al Milan un futuro simile al recente passato. Non c’è mai stato nessuno stato cinese pronto a finanziare il Milan, cosa che peraltro era stata ventilata anche in occasione della trattativa-Bee. Era inutile illudersi e chi non si è illuso (pochissimi) oggi non rimane deluso. Non è vero che il presidente non vuole vendere, la verità è che non c’è mai stato un reale compratore. Tant’è vero che ancora oggi aspettiamo i nomi della famigerata “cordata”. Ben venga che alla fine il presidente decida di tenere il Milan come ha sempre fatto, nonostante l’ingente esborso annuo, e non permetta che la sua squadra finisca sugli scaffali di un discount cinese, in mezzo alle altre “scatole”. Ben venga per il bene del Milan, dei suoi tifosi e per un futuro, che sicuramente non sarà di trionfi, ma per il momento almeno è scongiurata l’ipotesi della catastrofe. Insomma un’aurea mediocritas, che sicuramente si può e si deve migliorare rispetto alla gestione tecnico-societaria schizofrenica dell’ultimo quadriennio. I prodromi per un miglioramento si vedono, anche senza spendere tanto. I giovani, un allenatore bravo, capace di lasciare fuori da Milanello tutte le voci e le tensioni, una società finalmente di nuovo unita e coesa. E quando la società è unita e coesa, anche le punzecchiature presidenziali vengono prese come stimoli non come palle di neve utili a generare valanghe. Godiamoci questi insperati 29 punti e questo secondo posto, sapendo che probabilmente non durerà fino a maggio, ma intanto ci siamo. E sappiamo che per i prossimi anni ci saremo ancora. E non viviamo questa situazione come un’occasione persa, perché, ora è chiaro a tutti, l’occasione di una nuova proprietà che ci riportasse in cima al mondo, non c’è mai stata davvero.

I motivi di quello che abbiamo visto in questi mesi, anzi in questi due anni, non li conosce nessuno. Forse solo la storia ci darà delle risposte in proposito. Per esempio uno dei pochi educati tifosi su Twitter mi chiedeva: “Ci dicono da mesi che la SES attende le autorizzazioni statali per “esportare” i 420 milioni, ma perché i 100 di settembre sono arrivati lisci e veloci senza bisogno di tutta questa trafila?” Domanda banale, ma molto logica. La risposta non l’ha ancora data nessuno.

“Pochi tifosi educati” dicevo. Purtroppo in questi mesi mi sono beccato un oceano di prese per il culo, minacce e insulti. Estesi peraltro alla mia splendida famiglia. Sono stato costretto ad andare perfino in Questura. Il tutto perché provavo a fornire un punto di vista diverso dall’unanimità o dalla quasi unanimità. Il tutto perché provavo a esercitare liberamente dubbi che poi si sarebbero rivelati fondati. Sono stato accusato di “gufare” sul buon esito delle trattative nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore di essere al “soldo” di chissà chi per far saltare il tutto. Chissà poi chi poteva avere interesse a far “saltare” la trattativa visto che Fininvest, proprietaria del Milan da 30 anni, ha dimostrato in questi mesi di fare di tutto per legittimare i nuovi acquirenti e la loro credibilità? Non ho mai voluto vedere malafede in tutto questo social-oceano di disappunto. Ho sempre pensato che la gente rossonera non si volesse veder infrangere il sogno di un futuro dorato. Ho addirittura apprezzato la “genuinità” di chi mi insultava perché ai suoi occhi stavo infrangendo il sogno di rivedere il Milan grande e vincente.

Yonghong LiHo apprezzato meno like, retweet e allusioni di colleghi compiaciuti e “compiacenti”. Molto diversi dal punto di vista deontologico e umano da altri, come Mauro Suma, che per mesi la pensava molto diversamente da me, ma si è sempre guardato bene dall’ammiccare alla trucidazione social-mediatica nei miei confronti. Ma il ringraziamento più grande va sicuramente a chi da 18 anni mi permette di esprimere liberamente in tv ogni pensiero, dubbio, critica o al limite anche “sciocchezza”. Poi è la gente a decidere chi le sciocchezze le dice e chi invece le fabbrica di professione. Nel dubbio l’azienda per cui lavoro da 18 anni preferisce quelli come me che “rompono le scatole” (cinesi) rispetto a quelli che le “infiocchettano”.

Twitter: @ruiu19

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