Dallo Slovan alla Juve: Champions 2003, il cammino del Milan fino all'apoteosi dell'Old Trafford

Dallo Slovan alla Juve: Champions 2003, il cammino del Milan fino all’apoteosi dell’Old Trafford


Impossibile dimenticare. Nonostante siano passati ben 15 anni dalla notte di Manchester, il ricordo della cavalcata che portò il Milan a conquistare la sua sesta Champions League è, ancora, ben vivido nella mente dei tifosi rossoneri. Un cammino magico, quello portato a termine da Maldini e compagni. Che, nel giorno dell’anniversario della Finale dell’Old Trafford, vogliamo rivivere insieme, su SpazioMilan.it.

La grande paura

Il viaggio del Diavolo parte dal terzo turno preliminare della competizione. L’ancora sperimentale compagine guidata da Ancelotti si ritrova ad affrontare i cechi dello Slovan Liberec. L’andata si gioca a San Siro davanti a circa 30mila spettatori: basta un goal di Inzaghi a metà della ripresa per indirizzare il match. Al ritorno, nel piccolo ma caldissimo Stadio U Nisy di Liberec, il Milan gioca meglio degli avversari, andando anche in vantaggio. Nella seconda frazione, però, il moto d’orgoglio dei bianco-blù mette in crisi i meneghini, prima raggiunti, poi superati. Al 90′, dunque, è 2-1: è qualificazione alla fase a girone solamente grazie alla regola dei goal in trasferta. Fattore che, anche più avanti, si rivelerà decisivo.

Capolista

Inserito nella terza fascia dall’UEFA, il Milan viene sorteggiato nel gruppo F insieme a Lens, Deportivo La Coruña e Bayern Monaco. I rossoneri, nel girone d’andata, sono travolgenti: tre vittorie in tre partite giocate, con lo scalpo del Bayern Monaco gradito souvenir dal viaggio in Germania ed il netto 4-0 maturato in Galizia che, consegnano, praticamente il pass per il secondo round. Le successive tre partite regalano a Inzaghi e compagni solamente tre punti. Poco importa: i meneghini vincono il raggruppamento e si qualificano allo step successivo.

Nella fase a gruppi numero 2 i rossoneri vengono accoppiati a Real Madrid, Borussia Dortmund e Lokomotiv Mosca. Il copione, comunque, resta identico: tris di vittorie consecutivo – tutte per 1-0 – e qualificazione ipotecata. Il girone di ritorno regala anche il primato, nonostante le sconfitte maturate al Bernabeu ed a San Siro contro i gialloneri.

Extremis

Ai quarti di finale per il Milan c’è l’Ajax. Lo 0-0 dell’Amsterdam ArenA non entusiasma, ma non appare neanche risultato da buttar via. Anche in virtù della zampata con cui Inzaghi, alla mezz’ora del match di ritorno, manda avanti il sodalizio rossonero. Pare fatta, non lo è. Litmanen pareggia al 63′, Shevchenko riconsegna la semifinale ai suoi appena due minuti dopo. Anche questa volta, però, non basterà. Pienaar gela San Siro a dieci minuti dalla fine, scrivendo 2-2 sul tabellone della contesa. Il Milan, per il quale il pareggio con goal significherebbe fine della corsa Champions, si riversa nella metà campo dei lancieri. L’assalto si concretizza sulla sirena: Tomasson beffa la sua ex squadra al minuto 92′. È apoteosi per il Diavolo, è semifinale.

Stracittadina

Sulla strada verso Manchester l’ultimo ostacolo si chiama Inter. È, senza dubbio, il momento d’oro del calcio tricolore, capace di portare 3 squadre in semifinale di Champions League, con la Juventus che si gioca la Finale contro il Real Madrid. È, senza dubbio, il culmine della rivalità fra le due compagini meneghine, in un derby della Madonnina che, con il pari ad occhiali dell’andata – giocata in casa del Milan – rimanda il verdetto agli ultimi 90 minuti. Nei quali, come spesso accade, succede di tutto. Sheva segna un goal pesantissimo nel primo tempo, Martins rimette il match in parità a 5 minuti dalla fine. Nel recupero Abbiati salva su Kallon. La regola dei goal in trasferta è ancora decisiva, il Milan vola a Manchester, il Milan è in Finale di Champions League.

Estasi

Sarà, quindi, l’atto conclusivo della manifestazione. Di fronte a 70mila spettatori, è la Juventus l’avversario dei rossoneri – scesi in campo, curiosamente, di bianco vestiti. Le due compagni, nel corso della gara, fanno prevalere l’equilibrio. Ancelotti e Lippi non riescono a trafiggersi l’un l’altro, regalando agli spettatori una Finale forse poco spettacolare. Non bastano i 90 minuti regolamentari, non bastano neanche i successivi 30 supplementari. Servono i calci di rigore, nei quali i portieri, Dida e Buffon, si ergono a protagonisti. L’ex Parma neutralizza le conclusioni di Seedorf e Kaladze, il brasiliano quelle di Trezeguet, Zalayeta e Montero. L’ultimo, decisivo, penalty è per Andriy Shevchenko. Il tiro dell’ucraino è potente e preciso, la gioia dei tifosi rossoneri immensa. Il Milan batte la Juventus 3-2 ai calci di rigore e si laurea campione d’Europa, nove anni dopo l’ultima volta.

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