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Milan, mai così a secco dal 2001: le ragioni dell’involuzione

Non è un momento felice per il Milan. C’è anche il tempo di rispolverare record negativi: era dal lontano 2001 che il Milan non rimaneva a digiuno per tre gare di fila. Quella volta arrivarono due punti tra Bologna, Torino e Piacenza ed in panchina si assisteva al passaggio di testimone tra Terim ed Ancelotti. Gattuso era in campo, ma davanti la qualità non mancava con Rui Costa, Shevchenko e Inzaghi, infatti nel giro di un anno e mezzo il Milan era sul tetto d’Europa. Per questo Milan sarebbe tanto solo tornarci, in Europa. Ma perché il club di via Aldo Rossi si è scoperto così sterile?

LA MEDICINA CUTRONE NON BASTA- Prima del derby, con tutti gli effettivi a disposizione, la squadra creava occasioni, andando spesso alla conclusione. Fino alla partita contro il Chievo, in 7 partite di campionato, il Milan ha realizzato 15 gol, con una media di 2,14 a partita. I problemi erano dietro, dove si concedeva troppo. Senza ombra di dubbio, il Milan ha giocato le partite migliori col 4-3-3, modulo che meglio si adatta alle caratteristiche dei suoi interpreti. Dalla partita con la Samp, Gattuso è passato al 4-4-2 per superare la solitudine del Pipita – emersa soprattutto contro Napoli e Inter – avvicinandogli Cutrone. Ma, alla distanza, le assenze di Biglia e Bonaventura hanno pesato nell’economia del gioco rossonero. Come ha sottolineato Gattuso, senza Jack manca in rosa un giocatore con la capacità di inserirsi, occupare l’area e creare spazio per le punte.

NO SUSO, NO PARTY- Col 4-4-2 il Milan ha quadrato la difesa, Donnarumma subisce meno gol, ma la mediana composta da Kessié e Bakayoko non ha la qualità per verticalizzare e cercare le punte, così la manovra si sposta sulle fasce da Calhanoglu e Suso, che giocando a piedi invertiti tendono a convergere verso il centro, quasi mai cercando il cross dal fondo. Il Milan di quest’anno ha dimostrato di essere principalmente Suso-dipendente: fino a quando lo spagnolo è stato in grado di inventare e ispirare, le magagne non sono venute alla luce, ma ormai i tecnici avversari hanno trovato le contromisure adatte per neutralizzare il movimento a rientrare dello spagnolo, raddoppiando la marcatura: è capitato anche nelle ultime tre. Il terzino sinistro veniva a prendere alto Suso e poi lo spagnolo era raddoppiato sistematicamente con l’aiuto di un centrocampista. Il Pipita e Cutrone, apparsi molto statici, quando hanno ricevuto palla, hanno avuto difficoltà a cercarsi per vie centrali (brillantemente come contro la Roma e la Samp) a causa della difficoltà nel girarsi e della marcatura stretta. Il Pipita, quando si abbassava, è sembrato in difficoltà nel difendere la palla, soffrendo il pressing asfissiante del centrale, denotando una condizione fisica non ottimale.

PRESSING ALTO O BASSO, MILAN INGABBIATO- Torino e Fiorentina hanno alzato il pressing, disturbando fin dal rinvio le linee di passaggio del Milan, il Bologna ha difeso molto basso nei pressi dell’area di rigore, ergendo un muro, che è risultato invalicabile dinanzi la pochezza offensiva prodotta da Higuain e compagni. In questo modo difenderà molto probabilmente il Frosinone. Contro il Bologna si poteva cercare di più il tiro dalla distanza, che è nelle corde di Suso e Calhanoglu. Il turco ha avuto solo una chance da fuori contro i felsinei, ma ha calciato in modo scoordinato e senza convinzione. Contro la Fiorentina è sembrato più nel vivo del gioco partendo da mezzala, anche qui fallendo una comoda conclusione dentro l’area dopo un triangolo con un compagno.

Il Milan mostra limiti tecnici, ma l’involuzione che ha avuto nell’ultimo periodo ha origini anche mentali: una squadra svuotata, impaurita, prevedibile, che aspetta la giocata di un leader per risolvere la partita.

This post was last modified on 26 Dicembre 2018 - 02:59

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redazione