Dalla Fiorentina alla Fiorentina: la crescita di Bennacer

“Tu sei, non sei più quel che eri un tempo. E ora sei quel che c’è”. In queste note dei Negramaro si possono racchiudere i primi sei mesi di Ismael Bennacer in rossonero. L’algerino non aveva iniziato la stagione con il piglio giusto, diverse prestazione altalenanti, in particolare quella contro la Fiorentina, esattamente un girone fa, quando il numero 4 rossonero aveva provocato la concessione di due penalty. Due falli goffi, su Federico Chiesa prima è Gaetano Castrovilli poi. Una brutta e ingenua prestazione quella di Ismael, che lo aveva messo nel mirino di diverse critiche.

Da quel momento, pieno di scetticismo, Ismael Bennacer si è preso il centrocampo del Milan, abbinando qualità e quantità. Sicuramente quello che avevo già detto tempo fa è che il classe 1997 fatica quando viene utilizzato come regista, mi vengono in mente i mesi di Marco Giampaolo sulla panchina rossonera, due moduli utilizzati, il 4-3-3 o il 4-3-1-2, due modi di giocare diversi ma simili, che hanno creato diversi problemi al giovane centrocampista del diavolo. Chiaro come la sua crescita esponenziale sia da attribuire anche al nuovo modulo rossonero, il 4-2-3-1, perchè è inequivocabile come in una mediana a due riesce a gestire e governare meglio il suo spazio e con le due punte di fronte a sé verticalizza meglio, scegliendo quasi sempre la cosa giusta da fare.

Dunque, possiamo dire, senza tema di smentita, che Ismael Bennacer, assieme a Theo Hernandez, rappresenta l’acquisto più importante di Elliot. Il Milan ha pagato all’Empoli soltanto 16 milioni per averlo, ma oggi l’algerino ne vale già molti di più.

Laura Bisogno

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.
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