Milan: per ripartire serve una mentalità vincente

Milan: per ripartire serve una mentalità vincente

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Quando si tornerà a giocare, per i rossoneri sarà indispensabile aver allenato la testa

In attesa di sapere se quest’anno potremo tornare a sorridere un po’ e a lasciarci andare osservando direttamente dal televisore di casa i nostri eroi-calciatori sfidarsi nuovamente nei massimi tornei nazionali e internazionali, è buona cosa fare il punto della situazione delle squadre più importanti di A. In particolare oggi vi parleremo di Milan. I rossoneri, attualmente settimi in classifica a 2 punti di distanza dal Napoli, sono riusciti, grazie all’effetto Ibrahimović, a raddrizzare un’annata che, prima del ritorno del figliol-prodigo svedese, appariva ampiamente compromessa. Sembra passata un’eternità da quando il (povero) Diavolo vivacchiava nelle zone meno nobili del tabellone, a ridosso delle squadre che compongono il terzetto retrocessione, eppure sono trascorsi solo alcuni mesi da allora. Con gennaio e l’arrivo sul pianeta Milan di “Ibracadabra” tutto è cambiato: dal disputare un torneo misero e anonimo si è passati, in un battibaleno, a gareggiare per la conquista di un piazzamento valevole per la prossima Europa League e per provare addirittura a vincere la Coppa Italia. “Per aspera ad astra” come direbbero i latini! Ora che per cause di forza maggiore la Serie A è ferma, i rossoneri devono approfittare dello stop forzato a cui sono sottoposti per cercare di costruire una mentalità vincente. Al di là dei pessimi risultati di inizio campionato del Milan, con tanto di prestazioni a dir poco imbarazzanti, ciò che è mancato, e continua a mancare anche ora che le cose vanno decisamente meglio, è la capacità di saper reagire alle avversità che si presentano puntualmente durante i 90 minuti di gioco. La squadra di Milano, con o senza Ibra, tende sempre a sgonfiarsi ogni volta che qualcosa non gira come dovrebbe: un errore in difesa, un disimpegno sbagliato o un autogol deprimono terribilmente il team di Pioli, incapace di rialzarsi. Sfruttare queste giornate senza pallone per lavorare su tale aspetto potrebbe dunque servire. 

La classe da sola non basta

by Pixabay

“La classe da sola non basta”: tale frase sembra un po’ ovvia e banale eppure nel calcio è proprio così. Disporre di top players da schierare sul terreno di gioco in 9 casi su 10 fa certamente la differenza, inutile negarlo, ma vi ricordate il Real Madrid dei “Zidane y Pavones”? Quella squadra spagnola, dei primi anni 2000, era composta sia da una nutrita schiera di fenomeni, quali Figo, Ronaldo il Fenomeno e Beckham, sia da imprescindibili gregari, come l’arcigno difensore dai piedi poco educati Francisco Pavón, e nonostante ciò non dominò in lungo in largo né in patria né all’estero. Sebbene tale team fosse sulla carta a dir poco fantascientifico, non riuscì a dettare legge. Per quale motivo vi starete chiedendo? Perché senza disporre di una mentalità vincente non si va da nessuna parte! Non solo nel calcio ma anche in altre discipline come il poker, dove l’autocontrollo e la tenuta mentale sono indispensabili per ottenere risultati importanti, è necessario per prima cosa allenare la testa. Come sostenuto da uno dei giocatori più bravi di tale disciplina, il mind training serve non solo a sconfiggere i demoni interiori ma anche a sviluppare quella capacità decisionale che permette al player di assumere la scelta migliore. Quanto farebbe comodo al Milan di quest’anno saper ragionare quando ha la palla tra i piedi e al contempo non andare nel panico più totale quando viene attaccato. E per rendere tutto ciò possibile è essenziale un lavoro che coinvolga prima la testa e solo in un secondo momento i piedi.

Il ruolo di mister Pioli

by Pixabay

Pioli, d’ora in avanti, avrà un ruolo fondamentale nell’aiutare i suoi giocatori a vincere le “paure interiori” di cui sono portatori. Parlando con i propri difensori, egli dovrà essere bravo nel far capire loro che un errore, anche grave, in una partita ci può stare ma l’importante è dimenticarlo e ripartire con la massima concentrazione. Allo stesso modo l’ex allenatore di Inter, Lazio e Fiorentina dovrà insegnare ai suoi attaccanti non tanto a fare goal quanto e non lasciarsi andare se davanti al portiere si sbaglia una conclusione. Solo in questo modo la formazione rossonera si sbloccherà e potrà mostrare al pubblico nostrano appassionato di pallone come, anche per quanto riguarda la stagione 2019-2020, il Milan c’è.

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