Pochettino entra nella lista dei candidati per la panchina del Milan dopo il caos dirigenziale. Tuttosport titola stamattina “Pochettino più vicino al Milan”, aggiungendo un nome di caratura internazionale al dibattito sulla successione ad Allegri.
La stagione rossonera si chiude con una pulizia totale ai vertici. Il mancato accesso alla Champions League ha innescato gli esoneri di Allegri, Furlani, Tare e Moncada. Non è stata una semplice decisione tecnica, ma una revisione complessiva del progetto dopo mesi di risultati deludenti e prestazioni discontinue. Il club ha deciso di ricominciare da zero sia in panchina che in dirigenza.
Pochettino versus Glasner: due strade diverse per il Milan
Accanto all’ex commissario tecnico dell’Argentina circolano altri nomi. Corriere dello Sport punta su Oliver Glasner, mentre Gazzetta dello Sport accosta Rangnick come possibile direttore sportivo con Glasner in panchina. Jaissle completa il trio di candidati. Tre profili con esperienze radicalmente diverse: Pochettino porta il suo passato europeo e la conoscenza della Serie A, Glasner arriva fresco dal progetto austriaco, Jaissle rappresenta la continuità col metodo Rangnick. La scelta non è marginale perché definisce il DNA tattico della riconstruzione.
Pochettino ha guidato il PSG, il Tottenham e la nazionale argentina verso la vittoria della Copa America. Attualmente commissario tecnico degli Stati Uniti, possiede esperienza internazionale consolidata e una metodologia riconosciuta. La sua candidatura sorprende meno di quanto possa sembrare: il Milan cerca continuità europea, non esperimenti. Tuttavia, il suo attuale incarico con la nazionale americana rappresenta un ostacolo concreto per una trattativa immediata.
Rangnick dietro le quinte: il vero architetto della rivoluzione
La vera leva della ricostruzione milanista rimane Rangnick. Non come allenatore, ma come direttore sportivo capace di imporre una filosofia tattica verticale. Gazzetta dello Sport anticipa questo scenario: Rangnick ds che sceglie l’allenatore funzionale al suo sistema. Se Glasner arriva, l’accoppiata avrebbe senso perché l’austriaco conosce il metodo Rangnick dalle esperienze precedenti. Se invece il Milan punta su Pochettino, si apre una contraddizione: un tecnico con identità propria difficilmente si subordinerebbe a un ds con visioni tattiche definite.
Quale sarà la priorità? Scegliere prima il direttore sportivo e poi l’allenatore, oppure procedere in parallelo. La storia recente del Milan racconta tentativi asimmetrici: scelte non coordinate che hanno generato conflitti tra panchina e dirigenza. Questa volta l’ordine dei fattori dovrà essere chiaro fin dall’inizio.
La stagione è terminata senza i risultati minimi. L’ambiente rossonero chiede risposte concrete, non promesse. Pochettino rappresenta una soluzione affidabile sul piano tecnico, ma il Milan ha bisogno di stabilità strutturale prima che di nomi altisonanti. Il vero test sarà capire se la proprietà Cardinale ha imparato dalle lezioni passate o se continuerà a costruire progetti frammentari. I prossimi giorni definiranno se Pochettino diventerà il nuovo allenatore del Milan o resterà solo una voce di stampa.
