Igli Tare rompe il silenzio dopo il licenziamento dal Milan e ammette il peso della mancata qualificazione in Champions League. L’ex direttore sportivo rossonero, esonerato con effetto immediato insieme ad Allegri, Furlani e Moncada, ha parlato al Milan Club Old Clan riconoscendo il fallimento.
Tare e il caos tattico: il mercato che non funzionava
Ospite della storica tifoseria milanista, Tare ha dichiarato:
“Mi sento un po’ colpa perché, all’ultima giornata, non ce l’abbiamo fatta a portare il Milan in Champions League“.
Le parole del dirigente albanese riflettono una stagione costruita su fondamenta fragili, dove le responsabilità dirigenziali si sono accumulate senza una visione unitaria. Il crollo del Milan non è stato improvviso: è il risultato di tre anni di gestione frammentata, dove ogni figura aveva ruoli non chiaramente definiti.
La stagione è stata caratterizzata da scelte di mercato contraddittorie che hanno minato la stabilità della squadra. Il Milan ha investito oltre 55 milioni di euro a centrocampo tra Jashari, Ricci e Modric, creando un’accozzaglia di doppioni negli stessi ruoli. Allegri stesso, al momento dell’arrivo di Nkunku, aveva sentenziato: “Non lo so come potrò utilizzarlo”, confermando come il mercato fosse stato costruito senza una strategia coerente. La divisione dei compiti tra Tare, Moncada e Furlani ha prodotto operazioni senza logica interna: acquisti pensati per sistemi di gioco diversi, giocatori pagati a peso d’oro in declino atletico, investimenti che non dialogavano tra loro.
Questo non era semplice improvvisazione. Era il sintomo di un’organizzazione dove nessuno aveva davvero il controllo. Tare, nominato per portare ordine, si è trovato isolato: altri dirigenti sconfinano costantemente nei suoi compiti, la proprietà comunica attraverso canali confusi, l’allenatore non è protetto dal gruppo dirigenziale. Il pre-partita di Lecce aveva già rivelato il problema: Tare dichiara di essere rimasto spiazzato dal cambio tattico da quattro a tre, confermando come nemmeno il direttore sportivo fosse informato delle decisioni tecniche fondamentali.
Milano, lunedì nero: quando Cardinale ha deciso il reset totale
La mancata qualificazione in Champions League ha innescato l’epurazione di massa. Gerry Cardinale, proprietario americano che aveva ereditato nel 2022 una squadra campione d’Italia, ha comunicato il fallimento in modo brutale: licenziamenti con effetto immediato, svuotamento degli armadietti in Casa Milan, colloqui al Four Seasons dove il proprietario ha confermato che “non siamo stati all’altezza”.
La realtà era opposta all’ambizione iniziale. Il Milan si è retto su due giocatori di esperienza richiesti da Allegri: Modric a 41 anni e Rabiot a 31. Lo scouting avanguardista si è ridotto a pancheggiare tre centrocampisti costosi, mentre davanti Nkunku—pagato 40 milioni a 28 anni—non trovava collocazione tattica. Cardinale aveva delegato con poca chiarezza, affidando ruoli determinanti a dirigenti che non avevano le competenze necessarie. Massara e Maldini, licenziati nel giugno 2023, lasciavano un vuoto che nessuno ha saputo colmare efficacemente.
Il messaggio di Tare: amore per il Milan oltre il fallimento
Quale il significato del discorso di Tare al Milan Club? Una resa ai fatti, accompagnata da un riconoscimento emotivo. Ha dichiarato:
“Il Milan è più grande di tutti quanti. E anche se è stato per un anno, per me è stato un grande onore lavorare per questo club e sarete nel mio cuore ovunque sarò”.
Le parole contengono una sottile ammissione: il Milan è superiore agli errori di una singola gestione, ma questo non cancella la responsabilità collettiva di tre anni di scelte sbagliate.
Tare è stato parte di un sistema disfunzionale. Non era il solo responsabile, ma nemmeno innocente. Aveva il compito di imporre ordine nel caos dirigenziale e non ci è riuscito. La sua accettazione dell’invito al Milan Club Old Clan, la stessa tifoseria che lo aveva accolto un anno prima, rappresenta un tentativo di chiudere dignitosamente una stagione che lo ha visto soccombere a conflitti interni più grandi di lui. Però il danno era fatto: una Champions League persa, una stagione di contestazioni consecutive e il Milan ridotto a uno dei punti più bassi della sua storia recente.
Il futuro del Milan dopo il reset dirigenziale
Con Tare, Allegri, Furlani e Moncada fuori, il Milan dovrà ricostruire da zero. Cardinale ha ammesso di aver sbagliato a delegare senza chiarezza, e il reset totale della dirigenza è il prezzo di quella negligenza. La prossima stagione sarà il banco di prova: nuovi dirigenti, nuovo allenatore, una squadra che dovrà riscattare il fallimento della Champions League. Il Milan ha una proprietà finalmente consapevole dei propri errori; la domanda è se saprà evitare di ripeterli. Tare resterà una figura simbolica di quel periodo di transizione fallita, quando il calciomercato del Milan era diventato un Frankenstein senza logica.
