Paulo Fonseca torna a parlare della sua esperienza al Milan con una dichiarazione che suona come una critica al presente rossonero. L’ex allenatore portoghese, intervistato da SportWeek, ha affermato di aver guidato i rossoneri verso uno stile di gioco mai più ripetuto dopo la sua partenza.
Fonseca: il progetto interrotto a dicembre
Chiamato due anni fa con un mandato preciso, Fonseca aveva ricevuto istruzioni chiare dalla dirigenza: ovvero essere dominante e giocare la palla nel campo avversario. L’allenatore aveva accettato con entusiasmo, riconoscendo in quel progetto la sua stessa visione calcistica. Ma il tempo non gli fu concesso:
“Per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile. Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Vi sembrerò arrogante, ma io ero avviato su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina”.
I segnali positivi: Manchester City, Real Madrid e il precampionato
Il precampionato estivo aveva offerto indicazioni incoraggianti. Il 3-1 al Real Madrid rappresentava il picco tattico di quel periodo, una dimostrazione concreta di come il progetto stesse funzionando:
“Avevamo già disputato un precampionato straordinario, battendo Manchester City, Real e Barcellona e lanciando giovani come Liberali, che poi ho fatto esordire in Serie A. Abbiamo giocato molto bene in tante partite, ma per farlo in un certo modo con continuità devi crederci e avere tempo a disposizione”.
La difesa del Milan e la critica ai giocatori
Qual è il vero insegnamento che Fonseca vuole trasmettere? Che nessun calciatore è più importante del club. Durante la sua esperienza rossonera, l’allenatore ha applicato questa filosofia in modo rigido, lasciando fuori dal campo elementi anche di grande valore quando riteneva non stessero dando il massimo. Questa scelta, pur essendo criticata, era per lui una questione di principio: il Milan deve stare al di sopra di tutti, nessuno escluso:
“Io sono uscito con la coscienza a posto perché ho sempre messo il Milan davanti a tutti, e non era facile. Ho sempre difeso il club prima dei giocatori. I giocatori non sono più importanti del Milan. In Italia, invece, spesso i giocatori “pesano” più del club. Se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava, perché nessun calciatore è più grande del Milan. Sono stato criticato per questo, ma io ho avuto il coraggio di difendere il Milan”.
