Aurelio De Laurentiis e Gerry Cardinale rappresentano due filosofie completamente diverse di gestione del calcio italiano. Il presidente del Napoli ha rivelato un confronto diretto avvenuto tre anni fa con il proprietario del Milan, criticando aspramente l’approccio finanziario dell’americano.
De Laurentiis e la critica a Cardinale: il retroscena
Durante una conferenza stampa a Roma dopo aver ricevuto il Premio Sportivo alla Carriera dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, De Laurentiis ha ripercorso quell’incontro privato.
“Invitai Gerry Cardinale a cena. Mi fece un discorso al quale preferii non obiettare, altrimenti avrei dovuto prenderlo e buttarlo fuori. Dal mio punto di vista diceva cose che non stavano né in cielo né in terra“.
De Laurentiis ha identificato in Cardinale un finanziatore senza visione imprenditoriale, un uomo mosso da logiche di rendita piuttosto che da passione per il prodotto calcio.
Il contrasto nella mentalità
Il presidente del Napoli ha contrastato la mentalità del proprietario del Milan con il suo approccio personale, mutuato dal cinema. Nel settore audiovisivo De Laurentiis sceglie personalmente le idee, realizza i progetti e commercializza i prodotti direttamente, senza delegare a intermediari.
“A me si può rimproverare qualsiasi cosa, ma nel cinema ho sempre fatto l’artigiano”.
Questo metodo lo ha portato a rifiutare di applicare lo stesso schema al Milan, dove Cardinale rappresenta una proprietà che delega le decisioni a strutture esterne, tipico dei fondi americani.
La divergenza emerge anche nel sistema dei diritti televisivi. De Laurentiis ritiene che i club maggiori dovrebbero commercializzare direttamente le partite ai tifosi globali, anziché affidarsi a piattaforme come DAZN. Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma sono i motori del calcio italiano e dovrebbero controllare la distribuzione del loro prodotto. Questo ragionamento rivela una posizione netta: i grandi club non sono fornitori di contenuti per piattaforme, bensì imprese indipendenti con diritto di autodeterminazione commerciale.
