Andriy Shevchenko compie 50 anni e il Milan rimane indelebile nel suo cuore. L’ex attaccante rossonero, oggi presidente della Federcalcio ucraina, ha rilasciato un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport affrontando il presente difficile della sua nazione.
Durante i sette anni al Milan (1999-2006 e 2008-2009), Shevchenko ha scritto pagine indimenticabili della storia rossonera. 322 partite, 175 gol e un palmarès che include uno Scudetto, una Champions League e il Pallone d’Oro nel 2004.
“Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre suo tifoso. E anche l’Italia è sempre nel mio cuore, è la mia seconda patria”.
Shevchenko presidente: la sfida della Federcalcio ucraina in guerra
La vita di Shevchenko è cambiata radicalmente con il ruolo che ricopre oggi. Il presidente della Federcalcio ucraina affronta quotidianamente le conseguenze del conflitto: organizzare calcio in uno stato d’emergenza permanente è una missione che richiede risorse limitate e creatività infinita.
“Bisogna cercare, durante la guerra, di sostenere al massimo il calcio in Ucraina, con tutte le difficoltà che incontriamo cerchiamo di minimizzare le perdite“.
Le partite della Nazionale si giocano tutte in trasferta, i costi lievitano, il budget dipende dai trasferimenti di UEFA e FIFA.
Eppure Shevchenko ha trovato una strada concreta per dare speranza alle giovani generazioni. Ha lanciato la School League tre anni fa: partita con 12mila ragazzi, ha raggiunto già 50mila iscritti. Il calcio diventa svago, ritmo, normalità in un contesto di sotterranei e attacchi continui.
Il Pallone d’Oro ritrovato e il simbolo della continuità
Ha recuperato il suo Pallone d’Oro dal museo del Milan, l’ha portato in Ucraina e ne ha fatto uno strumento di motivazione. Insieme a Blochin e Belanov, ha organizzato un tour intitolato “Il quarto potrebbe essere tuo”, rivolgendosi alle nuove generazioni. Un modo per insegnare che il passato glorioso esiste, che l’Ucraina ha vinto premi mondiali, che il futuro può riservare altri trionfi.
Su cosa significhi essere simbolo per la nazione, Shevchenko è netto e umile.
“I simboli sono altri, adesso è il tempo dei veri eroi, che difendono il paese, che fanno parte dell’esercito e della resistenza”.
La routine del 50enne e il legame con l’Italia che non svanisce
Disciplina assoluta caratterizza la vita quotidiana di Shevchenko anche a quest’età. Acqua fredda al risveglio, nuotate in mare a 4-5 gradi, 45 minuti di esercizio, ufficio o videochiamate. Padel in Ucraina, golf in Inghilterra. Peso stabile: 84-85 kg, come quando aveva trent’anni. Legge in più lingue, segue le notizie dall’Ucraina, dà priorità assoluta alla famiglia.
L’abitudine italiana gli è rimasta: mangia poco, privilegia insalate e pesce, ma “ogni tanto sì la pasta, perché l’abitudine italiana mi è rimasta”. Per questo motivo, quando parla del calcio italiano odierno, lo fa da chi conosce il valore della storia:
“Non lamentatevi troppo, uscirete da questo momento. Apprezzate la vostra storia e pensate che avete tanto talento dentro”.
A 50 anni, gli eventuali rimpianti di Shevchenko non lo paralizzano.
“Chi non ha rimpianti non ha vissuto. Nessuno vive senza commettere errori, ma bisogna reagire”.
Il suo desiderio per questo compleanno non è personale: vuole la pace nel suo Paese e continuare a servire le generazioni future attraverso il calcio. Il Milan rimane il club che lo ha consacrato, ma oggi il suo impegno è tutto concentrato su un’Ucraina che resiste e che il calcio aiuta a non arrendersi.
