“Insieme, ragazzi, insieme. Senza emozioni, stiamo stretti, sangue freddo. Restiamo dentro la partita“. Così Mike Maignan pochi istanti prima del fischio d’inizio del derby contro l’Inter. Parole che riassumono alla perfezione l’importanza all’interno dello spogliatoio del portiere del Milan, che si è voluto raccontare nel mini-documentario “Beyond the Magic”.
Milan, Maignan esalta Allegri: “È un top”
Mike Maignan si è raccontano nel nuovo mini-documentario “Beyond the Magic”, disponibile da oggi sui canali ufficiali del Milan e su DAZN. Un breve reportage che mostra immagini esclusive dietro le quinte della vita del Diavolo, in cui il portiere rossonero ha elogiato Massimiliano Allegri:
“È un mister che, per la gestione dello spogliatoio e per l’atteggiamento sul campo, è un top”.

Maignan e l’amore per il Milan: “Sarò milanista a vita”
Nel corso del documentario Maignan evidenzia il rapporto profondo costruito con il Milan, ovvero il club che gli ha permesso di raggiungere determinati traguardi:
“La verità è che sono arrivato con una grande voglia di rivincita rispetto all’anno scorso. È stato questo il mio pensiero fin dall’inizio, e lo è ancora oggi. Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia.
Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Appena arriviamo a Milanello dobbiamo dare il massimo, per i bambini, per i nonni, per chi tifa Milan da generazioni. Questo è il nostro spirito e questo è il motivo per cui sarò milanista a vita”.
Maignan orgoglioso di essere capitano: “Devo essere un esempio”
Maignan ha infine parlato del suo ruolo da capitano all’interno dello spogliatoio, spiegando l’importanza della leadership e dell’essere un esempio per i compagni:
“Essere capitano è una responsabilità e sono orgoglioso di esserlo: in un gruppo di venti o trenta giocatori ce n’è solo uno. Non devi recitare un ruolo: devi essere te stesso ed essere un esempio. È quello che cerco di fare ogni giorno, senza abusare della fascia o dello status.
Se mi hanno dato la fascia è per quello che sono. In passato ho sempre detto agli allenatori del settore giovanile che non c’era bisogno di darmela, perché mi sentivo già capitano anche senza. Oggi averla è per me un motivo di orgoglio e di responsabilità”.