Elogio a Max, Conte della banda degli umili

Milan Barcellona esultanza BoatengLui era molto tranquillo prima di questa partita. Ha preparato la gara in maniera perfetta, con grande intensità, senza sbavature. Ho visto un Milan molto quadrato in campo e i meriti di Max sono lampanti”. Parole e musica di Giovanni Galeone, padre sportivo di Massimiliano Allegri, che in esclusiva a SpazioMilan.it ha certificato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, quello che in tanti hanno definito un “capolavoro tattico” del tecnico toscano. Nel primo appuntamento con questa rubrica d’opinione che ormai accompagna i lettori de IlSussidiario.net da qualche mese, avevo esordito dedicando una sorta di “Raggi X” proprio ad Allegri. Era il momento più buio della sua storia rossonera e mi chiedevo dove fosse finito il “toscanaccio” che tanto aveva conquistato Adriano Galliani e che gli aveva permesso, tra il serio e il faceto, di gestire personalità complesse come Zlatan Ibrahimovic, Antonio Cassano e Kevin Prince Boateng. Ebbene, oggi, all’indomani della gara incredibile e perfetta, risulta chiaro come Max, il Conte Max, sia in grado di esaltare un gruppo umile, sicuramente il più umile che ha avuto la possibilità di allenare dal suo insediamento in via Turati.

Nessuna prima donna (quella più bizzosa “confinata” al campionato), tanto sacrificio, ma soprattutto la capacità impensabile di bloccare le fonti di gioco blaugrana e di colpire i loro punti deboli. La partita con il Barcellona è un compendio “allegro” di doti a volte nascoste, altre volte incomprensibili, altre volte ancora miracolose. Da una parte non capisci perché metta titolare Pazzini e non Niang. Poi lo capisci. Da un’altra parte non capisci perché scelga Abate a De Sciglio. Poi capisci anche questo. E, su tutto, non ti capaciti di come un centrocampo formato da Montolivo, il saggio Ambrosini e l’apparentemente svogliato Muntari possa competere con Xavi-Busquets-Fabregas. Ma son tutte domande che, alla fine, trovano risposta nell’inoperosità di Abbiati, nella non preventivabile sterilità del tiqui-taka e soprattutto nella consapevolezza che, signori, il Milan non ha giocato solo di rimessa, non ha giocato solo all’italiana. Ha giocato ben più che l’anno scorso. E non ha subito gol.

Perfetta partita difensiva, come ha voluto spiegare Allegri dopo il match, ma che non vuol dire necessariamente “catenaccio”. Facile per il Barça attaccarsi a questo; facile perché quando si ha la consapevolezza di essere i più forti, spesso si rischia di pensare di essere anche imbattibili. Era successo tre anni fa all’Inter di Mourinho, è successo l’anno scorso al Chelsea di Di Matteo e ora, pur con un ritorno tutto da scrivere (e figuriamoci…), è successo al Milan di Allegri. Se poi pensiamo alla particolarità, forse all’unicità della stagione rossonera, la sensazione di aver compiuto una vera e propria (mezza) impresa cresce sempre più. E allora ripartiamo da qui, da una serata davvero storica, dal gol del 2-0 che racconta alla perfezione lo spirito di rinnovata coesione che si respira a Milanello. Ripartiamo da qui e divertiamoci. Perché ora tutto può davvero succedere.

(Christian Pradelli per ilSussidiario.net)

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