La settimana di Kakà non ripara un mercato che ancora non soddisfa

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Kakà (SpazioMilan)Benché sia stata una settimana senza partite ufficiali per i colori rossoneri, quella che si è conclusa è stata comunque una sette giorni scoppiettante, almeno nei suoi giorni iniziali. Infatti, essa è cominciata con l’ultimo atto del calciomercato estivo che, per il Milan, è coinciso con un clamoroso e gradito ritorno. Il figliol prodigo Kakà, dopo quattro anni di esperienza madrilena, vestirà nuovamente la casacca rossonera, tornando al tanto amato numero 22. L’arrivo del Pallone d’Oro 2007 rappresenta parzialmente una notizia positiva, perché, al di là delle sue condizioni atletiche, ha risvegliato l’entusiasmo nei tifosi, facendo crescere in maniera esponenziale il numero degli abbonamenti, dato ottimismo e fiducia a tutto l’ambiente e, probabilmente, aumentato gli introiti per il club. Senza considerare che l’arrivo del Brasiliano sarà quasi a costo zero. Insomma, un’altra operazione da maestro, da grande comunicatore qual è sempre stato, di Adriano Galliani. IN RIALZO.

Se ho parlato di comunicatore per quanto riguarda l’amministratore delegato rossonero e di entusiasmo e introiti in riferimento a Kakà è perché chi scrive continua a nutrire forti dubbi sulla cifra tecnico-atletica dell’operazione. È indubbio che le qualità del calciatore non si discutano, ma è anche vero che le continue soste ai box alle quali è stato costretto negli ultimi anni il Brasiliano a Madrid non hanno fatto altro che far aumentare i dubbi circa la sua forma fisica. Si stenta a credere che Kakà possa tornare a livelli anche solo avvicinabili a quelli di un lustro fa, senza considerare che la rosa del Milan era sufficientemente competitiva nel reparto avanzato, dove, con l’arrivo del trequartista, Allegri dovrà stravolgere l’assetto tattico. Tanti sono i motivi, dunque, che ci portano a considerare l’acquisto di Kakà come una mossa quasi esclusivamente mediatica, come allora quella di Beckham, senza timore di essere smentiti. Parlano da soli, infatti, l’arrivo e la presentazione in pompa magna e le attenzioni focalizzate solo sul Brasiliano nell’amichevole di ieri contro il Chiasso. IN RIBASSO.

Dove bisognava mettere mano, invece, non è stato fatto. Prioritariamente in difesa, dove non è arrivato nessun rinforzo coi fiocchi (con il massimo rispetto per Silvestre), mentre il reparto centrale balla pericolosamente sulle palle inattive e probabilmente continuerà a farlo. Non aver compiuto l’unica vera operazione importante del mercato, proprio quella di portare a Milano un difensore centrale di livello, quindi, pesa come un macigno sul mercato rossonero, e l’arrivo di Kakà non può bastare. Astori era a due passi e ancora una volta è rimasto a Cagliari. Stessa cosa dicasi per il centrocampo. Al Milan serviva un altro buon centrocampista, che non è arrivato per concentrarsi nell’unico reparto coperto, l’attacco, dove, tuttavia, ci si è fatti sfuggire momentaneamente Honda, che invece era cosa fatta. Pertanto, nonostante le ultime mosse alla Galliani, il buon acquisto di Matri e l’arrivo di Ricky, non si può certamente dire che il Milan sia al livello di Juventus e Napoli e, soprattutto, non si può sperare di andare tanto lontano in Champions. Con la mossa mediatica di Kakà, Galliani si è riassicurato le simpatie di molti tifosi e ha sicuramente tranquillizzato anche diversi scettici. Ma a un’analisi attenta della situazione, lontano da ogni disfattismo, possiamo certamente dire che il mercato estivo milanista non è stato dei migliori. La squadra è attrezzata per il terzo posto, ma non è certamente quello a cui il Milan dovrebbe ambire. IN RIBASSO.

Chiudiamo con la clamorosa vicenda dell’esclusione di Niang dalla lista Champions. Ufficialmente il Francese è stato lasciato fuori per errore di Gandini, ma da più parti si inizia a parlare di scelta tecnica di Allegri. Qualunque sia la verità, si tratta, in ogni caso, di una mossa negativa. L’errore umano di Gandini ci può stare, ma si tratta di “particolari” sui quali bisognerebbe prestare la massima attenzione, perché ci sono in ballo prestigio, introiti e successi, tutto quello a cui un dipendente di una grande società di calcio deve ambire. Se si trattasse, invece, di una copertura di una scelta tecnica dell’allenatore, allora la cosa sarebbe più grave, perché significherebbe non assumersi la responsabilità delle proprie azioni e scaricare su un dirigente scelte tecniche che dovrebbero essere appannaggio esclusivo dell’allenatore, anche mediaticamente parlando. Tuttavia, non crediamo all’ipotesi della copertura della scelta tecnica, anche se probabilmente l’esclusione del Francese ci sarebbe stata a prescindere. Comunque, non sarebbe ugualmente il caso di puntare il dito contro l’allenatore, perché Niang ha fatto davvero poco per dimostrare di meritarsi quel posto. IN RIBASSO.