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Amelia all’attacco: “Stavo in panchina senza spiegazioni, anche quando giocavo bene”. Sul Faraone

Intervenuto in diretta nel corso del programma “Tiki Taka”, Marco Amelia ha parlato del suo travagliato rapporto col Milan nella parte finale della sua esperienza in rossonero: “C’è una cosa che non ho mai capito: due anni fa, anche per via di alcuni problemi fisici di Abbiati, arrivai a prendermi una maglia da titolare e a meritarmela attraverso le prestazioni. Poi dall’oggi al domani, quando tornò Christian, improvvisamente tornai in panchina. Me lo disse il preparatore dei portieri due ore prima della partita…”.

“Ballottaggio in porta? Meno male che al Milan c’è ballottaggio… – continua l’ex portiere rossonero –, sono due portieri che interpretano il ruolo in maniera differente, ma entrambi sono dei bravi numeri uno. Se mi aspettavo qualcosa in più dal Milan? Umanamente stavo benissimo, con il dottor Galliani e anche con altre persone. El Sharaawy? In questo momento non riesce a dare quello che potrebbe: ha bisogno di continuità e di giocare. A mio parere il Milan dovrebbe puntare su di lui, anche le volte in cui non gioca benissimo”.

“Un po’ Milano mi manca, – conclude Amelia -, le sensazioni di giocare partite in Champions League o a San Siro sono uniche. Palermo è la bestia nera del Milan: i rossoneri non li ho visti benissimo, soprattutto per meriti del Palermo ma anche per demeriti della squadra di Inzaghi. Per me Torres da solo davanti può fare poco, ha bisogno di qualcuno vicino che facciamo movimento per lui, che gli porti via i difensori e in generale per farlo esprimere al meglio”.