editoriale dimitri - Il Milan di Inzaghi gira intorno a Menez

Menez più delizia che croce, ma gli equivoci restano. Ecco quali…


12 gol e una manciata di assist decisivi per i compagni, giocate da far stropicciare gli occhi, una continuità di rendimento mai avuta in tutta la sua carriera. Leggendo questi numeri non ci sarebbero dubbi su quale sia il calciatore rossonero al quale spetterebbe la palma del migliore in stagione di questo Milan fino a questo momento. Jeremy Menez, in questi mesi, è stato molto più delizia che croce per i tifosi milanisti, ma resta comunque al centro di numerosi equivoci, sia tattici che caratteriali, e questa di certo non è una novità.

Nessuno vuole togliergli il merito di questa entusiasmante stagione e, diciamoci la verità, senza di lui il Milan avrebbe molti meno punti in classifica e una posizione imbarazzante, a braccetto con le squadre che lottano per non retrocedere. A volte, però, una domanda sorge spontanea. E se questo straordinario solista mettesse il suo talento a servizio della squadra? E se oltre ad essere un magnifico individualista, diventasse anche parte di un gruppo, magari l’attore protagonista? Interrogativi questi che si sono posti in tanti, fin dagli esordi della sua carriera, ma che non hanno mai trovato risposta perché Menez è fatto così, prendere o lasciare.

La sua carriera, infatti, non è mai decollata principalmente per questa sua allergia a giocare per e con la squadra, oltre che per un carattere bizzoso che lo ha tenuto spesso ai margini quando non si sentiva al centro del progetto e degli schemi. In questo Milan, povero tecnicamente e di interpreti, ha trovato la collocazione perfetta, potendo fare ciò che ha sempre voluto: svariare per tutto il fronte offensivo senza dei compiti ben precisi. Lui ha contraccambiato con gol decisivi e prestazioni convincenti, ma se e quando non gira il francese è notte fonda.

La squadra gira attorno a lui e questo limita un gioco che non c’è mai stato, un’identità mai trovata. Il calcio è un gioco di squadra e (tranne che in pochissimi casi) non vincono mai i singoli senza una squadra alle loro spalle. L’azione entusiasmante del sette rossonero di domenica scorsa contro il Cesena, quella con tutta la fascia percorsa palla al piede, è la sintesi perfetta di chi è Jeremy Menez e di cosa potrebbe dare, ma non dà (e forse mai darà) ad una squadra. Questo Milan, dall’inizio dell’anno, ha quasi sempre schierato formazioni e moduli per esaltare al meglio le caratteristiche del francese, ma se si vuole costruire un progetto serio, si dovranno prendere determinati accorgimenti.

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