5 consigli alla (futura) proprietà cinese del Milan dopo l'esonero di De Boer

5 consigli alla (futura) proprietà cinese del Milan dopo l’esonero di De Boer


Simone Basilico è giornalista pubblicista dal 2016. Fa parte dello staff di SpazioMilan.it dalla sua nascita, l’8 marzo 2011, e collabora con Sprint&Sport, giornale di informazione sportiva di calcio giovanile e dilettantistico di Lombardia e Piemonte, dal 2015. E’ una delle prime firme del sito, specializzato nel settore giovanile rossonero: ogni weekend sui campi di Primavera, Allievi, Giovanissimi, Esordienti e Pulcini.

editoriale basilico

Alla fine lo hanno fatto davvero. Dopo ore di chiacchiere e settimane di rumors, hanno cacciato l’allenatore come se niente fosse e hanno deciso di puntare su un traghettatore fino al termine della stagione. Con un colpo di mano l’Inter saluta il poliglotta Frank De Boer e si prepara ad accogliere  il terzo allenatore in 84 giorni. Un record poco invidiabile che mette a nudo tutta la potenza di una proprietà, quella di Suning all’Inter, che non si pone problemi a tenere a libro paga un tecnico che, fin qui, non aveva dato i risultati sperati. E allora ecco che riparte la giostra, che si tornano ad esonerare allenatori con la stessa facilità con cui si prende un caffè e con 5 consigli, alla futura nuova proprietà cinese del Milan, che mi sento in dispensare dopo il ribaltone sull’altra sponda nel Naviglio.

  1. Suning ha ascoltato tutti. Prima Thohir, poi la vecchia proprietà (Moratti), infine ha deciso in piena autonomia di esonerare Frank De Boer per cambiare la guida tecnica. Sicuramente modalità e tempistiche fuori controllo, ma ha deciso la proprietà: Suning, in barba ai consigli di mezza stampa italiana che proponeva una conferma a tempo. Il tutto all’interno di uno contesto che era, è e sta sfuggendo di mano per l’assenza di una figura forte in Italia che abbia parlato chiaro fin dalle prime difficoltà. La nuova proprietà cinese del Milan non deve poter correre questo rischi0.
  2. In Italia vinci se tutti remano dalla stessa parte. Bisogna mettere sulla stessa barca società, dirigenza, allenatore, squadra, staff, tifosi, qualche giornalista e un pizzico di fortuna. Non bastano i soldi e gli investimenti. Suning lo sta capendo. Se in Cina ci leggono, che aprano presto gli occhi anche in casa rossonera: c’è bisogno, da queste parti, soprattutto quando le cose non vanno bene, di tastare con mano il polso del paziente. Fassone potrà non bastare: Yonghong Li e David Li avranno l’obbligo di farsi vedere a Milano più spesso di Suning.
  3. Frank De Boer è sempre stato un uomo solo al comando. La Suning ha portato avanti il suo credo: ti pago, ti faccio la squadra, pretendo. Funzionerebbe ovunque, non in Italia. Da queste parti ci vuole anche supporto e tanto olio di gomito quando le cose non vanno bene. Non servono comunicati o righe di conforto. Ci vuole un bel faccione davanti alle telecamere che sappia elencare punto per punto quello che va e quello che non va. Fassone avrà l’autonomia per poter svolgere questa funzione?
  4. Nell’organigramma societario che sta costruendo Fassone manca ancora un tassello. Il posto lasciato vacante dal no di Maldini ha aperto il buco della bandiera nella nuova proprietà cinese. L’Inter, dopo aver deciso a Ferragosto di affidare il proprio mercato a Kia, a deresponsabilizzato Ausilio che, di fatto, nelle ultime burrascose settimane ha evitato le luci di rifilettori. No. Questo è un errore da matita rossa che Sino-Europe non dovrà mai commettere. Se devi affondare, affonda coi tuoi uomini. Altrimenti, come per De Boer, li cambi prima. Non che ti affidi ad un consulente per chiudere due operazioni da 70 mln in 24 ore.
  5. Il caso-Suning dimostra che non basterà mettere i soldi nel Milan per tornare automaticamente a vincere qualcosa. I 27 mln per Gabigol sono l’emblema che, quando hai da recuperare terreno sulle altre, non devi farti ammaliare da ciò che luccica ma puntare su quello che ti serve davvero. Il Milan ha bisogno di un centrocampista di assoluto livello e di un difensore centrale da affiancare a Romagnoli. Prima le necessità e poi gli specchietti per le allodole. Siamo in Italia, cara Sino-Europe, ricordatelo sempre.

Twitter: @basilicosimone

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