La macchina del fango non si ferma mai. Dal caso Gomez a Deulofeu, le "vedove" sempre in prima linea

La macchina del fango non si ferma mai. Dal caso Gomez a Deulofeu, le “vedove” sempre in prima linea


Inadeguato, incompetente, maleducato, senza stile, ignorante, poco presentabile, interista, fallito. Queste e tante altre sono le accuse che ogni giorno siamo ormai soliti ascoltare a proposito del Direttore Sportivo del Milan Massimiliano Mirabelli, anche se tali aggettivi spesso vengono rivolti anche a chi lo ha voluto fortemente in rossonero, l’ad Marco Fassone. Da settembre in poi, infatti, stiamo assistendo e abbiamo assistito in maniera assidua a continui attacchi mediatici verso i due. Ci sono i media che non sono mai stati troppo teneri con il Milan, che ovviamente continuano a non esserlo sia per motivi di fede calcistica che di complessi di inferiorità verso la nostra grandezza, e poi ci sono quelli che, da sempre vicini all’ex Presidente Silvio Berlusconi, non perdono occasione per far presente a tutti quanto era bello prima e quanto ora faccia tutto schifo, dimenticandosi degli ultimi anni della gestione Berlusconi/Galliani, ma soprattutto delle loro evidenti colpe per la situazione attuale.

Cosa assai più assurda e sconvolgente sembra essere rappresentata dal fatto che le critiche più feroci arriverebbero soprattutto da tantissimi tifosi e opinionisti di fede rossonera (almeno a parole) che, ancora con il cordone ombelicale attaccato alla vecchia società, sono pronti a denigrare ogni azione ed ogni piccola caduta di stile o errore dei nuovi dirigenti. Ma che senso ha? Sia chiaro, molti a ragione si aspettavano un Milan almeno in lotta per la Champions a questo punto della stagione e con qualche punticino in più in classifica, ma soprattutto con un’identità ed un gioco ben delineato, ed invece parecchi intoppi ci sono stati nel tortuoso percorso di crescita. Un cambio di allenatore, delle brutte figure fatte in campo, molti acquisti anche onerosi sul mercato che non stanno convincendo, ma dopo un’estate di così profondi cambiamenti, di rivoluzione, di rinnovamento totale sotto tutti i punti di vista, tutte queste difficoltà potevano essere quantomeno messe in preventivo. La qualità del lavoro svolte dalla nuova dirigenza, al netto di stravolgimenti societari e mancati rifinanziamenti dei debiti, si dovrà giudicare nel lungo periodo e non nel giro di sei mesi.

Così il gioco al massacro verso Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli resta senza soluzione di continuità e, come da meccanismo logico tutto italiano, resta facile addossare le colpe agli ultimi arrivati. L’accanimento, intanto, va avanti a spron battuto e negli ultimi giorni lo sport più in voga tra le “vedove” della vecchia società fa riferimento al caso Augusto Paraja e a quello di Gerard Deulofeu. Il primo è il procuratore di Gustavo Gomez e ultimamente ha bussato alla porta di Casa Milan per vendere il suo assistito al Boca Juniors. Due offerte, la più alta di sei milioni, sono arrivate sul tavolo del ds rossonero ed entrambe sono state rispedite al mittente perché non ritenute all’altezza. Ora, rifiutare un’offerta è cosa legittima da parte del dirigente della società che vende che è l’unico in grado di fare prezzi e di stabilire se il giocatore deve e può essere venduto a quella cifra. Paraja, però, esattamente come Raiola, evidentemente deluso dalla mancata definizione della trattativa ha cominciato a parlare di mancanza di stile, di trattamenti ricevuti poco gentili e di una società rossonera in grande confusione e che sarebbe rappresentata da gente non all’altezza. Ovviamente tutto ciò è stata come manna dal cielo per i denigratori seriali, abituati come molti procuratori alle svendite e ai saldi di Adriano Galliani.

Come se non bastasse poi sono arrivate le voci riguardanti Gerard Deulofeu. L’esterno offensivo del Barcellona è stato messo sul mercato dai catalani che hanno fatto intendere di volersene sbarazzare in tutti i modi. Si è parlato di Roma, Napoli, Inter e altre squadre estere, ma evidentemente ancora nessuno si è interessato seriamente a lui tanto da acquistarlo. Strano, eppure sentendo i tanti intenditori “milanisti” sembra si stia parlando del nuovo Donadoni. I cinque mesi della scorsa stagione sono stati sicuramente positivi, anche se ha più volte dimostrato di essere perfetto a creare superiorità numerica, ma di avere un problema con il gol, segna pochissimo e non tira quasi mai in porta. Insomma, di certo non è uno che fa la differenza tanto da cambiare una stagione. Le accuse alla nuova dirigenza, però, sono piovute dal cielo anche in questo caso. Mirabelli e Fassone hanno più volte dichiarato di non voler toccare la rosa costruita in estate e di non prendere in considerazione alcun movimento in entrata. Si vuole puntare sui giocatori acquistati e su cui si è investito un patrimonio non indifferente anche perché molti di loro non hanno ancora dimostrato il loro vero valore.

Uno tra questi è senza ombra di dubbio Hakan Calhanoglu che nelle ultime partite sta trovando più spazio e ritrovando una condizione accettabile. Lo sta facendo nella posizione che l’anno scorso era occupata proprio da Deulofeu e che, all’occorrenza, può essere occupata sia da Borini che da Bonaventura. A che serve quindi lo spagnolo? Perché andare a togliere spazio a Calhanoglu? Cosa c’è di male a credere negli acquisti fatti in estate ritenendoli all’altezza? Perché bocciare un mercato già dopo soli sei mesi? Ai posteri l’ardua sentenza anche se i seguaci del Condor le risposte le hanno sempre in tasca.

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