Forza Sinisa, sarai più forte anche della leucemia

Forza Sinisa, sarai più forte anche della leucemia

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Sinisa Mihajlovic ha la leucemia. Qualcosa si era già scoperta nella notte quando sono cominciate a trapelare le prime voci su una presunta malattia che avrebbe costretto l’ex allenatore del Milan a sottoporsi ad una terapia d’urto. La realtà dei fatti, però, è molto peggiore di quello che si sarebbe potuto immaginare. Il tecnico serbo da martedì comincerà le cure per vincere anche questa battaglia, l’ennesima della sua vita. Lo stesso Mihajlovic ha deciso, attraverso una conferenza stampa che si è tenuta a Bologna intorno alle 16.30, di dire tutta la verità e spiegare davanti alle telecamere, giornalisti e fotografi, quello che gli è stato diagnosticato. Semmai ce ne fosse bisogno, Sinisa ha mostrato a tutti ancora una volta tutta la sua dignità, tutto lo spessore di un uomo che non si è mai nascosto dietro mezze verità e sotterfugi vari e ha preferito mostrarsi in tutta la sua umanità e fragilità, con le lacrime agli occhi e guardando in faccia i suoi interlocutori. Un gesto coraggioso, un gesto da uomo vero che sa di dover affrontare la battaglia più difficile e dura della sua vita, ma non ha paura di niente e di nessuno e ha soltanto la voglia di sconfiggere anche questo avversario.

“Ho la leucemia. Saperlo è stata una botta, ho pianto per due giorni interi chiuso in una camera d’albergo, lo sto facendo qui davanti a voi e l’ho fatto prima davanti ai miei calciatori. La malattia è acuta e aggressiva, ma è attaccabile e non vedo l’ora di cominciare a combatterla. E io vincerò. Ci sentiamo forti e indistruttibili, ma nessuno di noi lo è. Ho affrontato tanti ostacoli nella mia vita e nessuno mi ha mai regalato nulla, ne uscirò fuori ancora una volta e sarò più forte di prima e anche più maturo”. Questi alcuni passaggi chiave, i più significativi delle parole di Mihajlovic in conferenza. Parole coraggiose, di un uomo vero e dignitoso che ha scelto ancora una volta di combattere, non abbattersi e di affrontare la vita a testa alta e petto in fuori, così come faceva con gli avversari in campo e con i suoi calciatori in panchina. La sua vita era già un romanzo. Gli anni nella sua ex Jugoslavia da ragazzino, agli esordi della sua carriera da calciatore, con una guerra civile sanguinosa che incombeva e una famiglia intera in pericolo. No, non era ancora abbastanza, la vita presenta ancora il conto e lo fa nella maniera più crudele possibile. E lo fa proprio nel momento forse migliore della sua carriera da allenatore, con una squadra presa in zona retrocessione e salvata a due giornate dalla fine del campionato con una cavalcata straordinaria e a tratti epica, una squadra che si stava rinforzando e partiva con progetti ambiziosi per la prossima stagione. Quel Bologna a cui va fatto un applauso perché aspetterà Sinisa e gli darà la possibilità di continuare a fare quello che più ama al mondo, allenare i suoi ragazzi anche nei prossimi delicatissimi mesi.

Tutti, però, aspettiamo Sinisa alla fine di questo difficilissimo percorso. Lo aspettiamo più forte di prima e siamo sicuri che esulteremo con lui, proprio come tanti suoi tifosi hanno fatto con le sue magistrali e potentissime punizioni, suo marchio di fabbrica da calciatore grazie a quelle traiettorie magiche ed imparabili per ogni portiere. Il rispetto da parte di tutti i tifosi rossoneri lo aveva già conquistato in quella complicatissima stagione 2015/2016, finita ad aprile per un esonero ingiusto deciso dall’allora Presidente Silvio Berlusconi e compreso solo da lui. Stagione che ci regalò l’ultimo derby vinto (anzi stravinto per 3-0) in Campionato e l’esordio dell’allora sedicenne Gigio Donnarumma. In quell’esonero senza un minimo senso logico lui mostro tutta la sua dignità, andando via senza fiatare (eppure siamo sicuri che di cose ne aveva da dire), e si conquistò tutto il rispetto dei tifosi rossoneri. Rispetto e stima che oggi sono aumentati a dismisura da parte di tutti, non solo degli sportivi. Oggi Sinisa ha dato voce a tanta gente che vive, ha vissuto o vivrà la sua stessa situazione e ha fatto capire al Mondo intero che nessuno di noi è invincibile, anche se pensa di esserlo, ma ognuno di noi ha il diritto ed il dovere di lottare per tornare più forte di prima e per raccontare ed insegnare a tutti come si lotta e come si vive. Allora in bocca al lupo Mister, vai, combatti e vinci anche questa sfida, per te, per il Bologna, per tutti.

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