Giampaolo cerca l'incantesimo, Piatek sfida Lukaku, tutti contro il razzismo: è il giorno del derby

Giampaolo cerca l’incantesimo, Piatek sfida Lukaku, tutti contro il razzismo: è il giorno del derby

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Marco Giampaolo predica calma. Ma sa di poter vedere dalla sua squadra cose interessanti. “In estate contro grandi squadre il Milan ha fatto vedere trame di gioco. Fili. Qualcosa di quello che sto cercando di trasmettere, il risultato per il quale stiamo lavorando”. Insomma, il tecnico rossonero, come spiega La Gazzetta dello Sport, sta attendendo il momento giusto, la scintilla: “A volte succede d’incanto che la squadra mostri di aver assorbito certe idee”. Il derby di stasera sarà il momento giusto?

Pochi dubbi di formazione in casa Milan dove si tengono comunque coperte le carte fino all’ultimo. In difesa sarà Conti a sostituire lo squalificato Calabria, con Musacchio, Romagnoli e Rodriguez a comporre la linea. In mezzo è attesa la conferma di Biglia in regia con Kessie e Calhanoglu. Nonostante la bocciatura già nell’intervallo a Verona, Paquetà dovrebbe essere confermato come doppio trequartista al fianco di Suso e dietro a Piatek. Se il brasiliano – come spiega il Corriere dello Sport – dovesse andare in panchina, ci sarà spazio dal primo minuto per Rebic largo a sinistra, Piatek al centro e Suso avanzato sulla linea offensiva.

Nelle tante sfide nella sfida del derby di stasera c’è senz’altro il confronto tra bomber, come ricorda oggi Tuttosport. Da una parte c’è Kris Piatek, che da quando ha scelto la maglia numero 9 è andato a segno solo domenica scorsa a Verona su rigore. Dall’altra parte c’è Romelu Lukaku, che avrà comunque il compito di fare meglio di Mauro Icardi, uno che ha segnato cinque gol negli ultimi quattro derby.

Il Derby numero 171 in campionato passerà alla storia anche per la lotta al razzismo, con lo slogan “Derby aganinst racism”. Il Milan, come spiega La Repubblica, attiverà anche una task force interna contro il fenomeno dei buu e dei cori con l’obiettivo di monitorare gli episodi e documentarli. A insistere su questo punto sembra sia stato Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan, sudafricano, figlio di un attivista che ha pagato con il carcere la sua opposizione all’apartheid.

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