Fallimento Del Neri, tutte le colpe della sua gestione

Si è quasi conclusa la stagione della Juventus, è il momento di tirare le somme, gli obbiettivi erano molto chiari: il quarto posto come risultato minimo. Invece a 5 giornate dal termine ci troviamo al settimo posto con 9 punti di distacco dalla quarta, un abisso considerando che tra noi e la Lazio ci sono altre due squadre (Roma, Udinese).

Trovare un unico colpevole è impossibile, ma certamente l’allenatore Luigi Del Neri ci ha messo del suo. Del Neri si è presentato a Torino con un curriculum poco invidiabile, certo aveva appena finito una straordinaria stagione con la Sampdoria, portando la squadra blucerchiata in Champions League, ma aveva alle spalle due brutte esperienze con Roma e Porto concluse dopo pochissime giornate. Il perché agli juventini è stato subito chiaro. Del Neri ha un suo modulo fisso, il 4-4-2. Un modulo antico che ormai pochi usano, ma che può avere comunque una sua efficacia con gli uomini giusti. Il problema però è che giocatori della Juventus non sono adatti ad un 4-4-2. Terzini come Motta, Traorè, Grygera, De Ceglie, Grosso – tutti con grosse lacune nella fase difeniva – renderebbero obbligatorio avere esterni di centrocampo di copertura. Invece sulle fasce giocano Krasic, Pepe, Martinez cioè esterni che nelle loro ex-squadre giocavano ali pure o addirittura come seconde punte.

Per questo motivo già dopo poche partite in stagione Del Neri ha deciso di cambiare. Non il modulo, ma i giocatori. Marchisio a sinistra (fuori ruolo) e Sorensen terzino destro (anche lui fuori ruolo). Le cose sono andate meglio, grazie allo spirito di sacrificio di questi giocatori, ma si è trattato comunque di uno spreco a livello tecnico e tattico, soprattutto per quanto riguarda il giocatore italiano. Dopo diversi mesi con alti e bassi, Del Neri si è deciso a cambiare anche il modulo, adottando un 4-3-3 che all’occasione diventava 4-3-2-1, o addirittura il 4-1-4-1 proposto a Firenze. Con questi moduli abbiamo avuto risultati migliori, ma vedere Krasic proporsi centrale, o Matri cercare di prendere palla a centrocampo defilato sulla sinistra è abbastanza frustrante.

A questi errori piàù generali, ne vanno aggiunti altri compiuti da Del Neri in situazioni particolari. A Lecce, ad esempio, dopo l’espulsione di Buffon, l’allenatore sceglie di non togliere una punta – come sarebbe indicato – ma Krasic, unico giocatore in grado di saltare l’avversario. Oppure, in altre occasioni, con Del Piero e Toni in campo, Del Neri ha deciso di togliere Del Piero e mettere Iaquinta. Una mossa inutile, perché Iaquinta e Toni sono costretti a “pestarsi i piedi”, mentre sarebbe stato più corretto inserire Piero una seconda punta più mobile – come Martinez oppure Pepe.

Se usciamo consideriamo poi l’aspetto mentale, le colpe di Del Neri si fanno ancora più evidenti. Allenatori, anche con meno fama, sanno come tenere alto il morale dei giocatori. Basti considerare la grinta espressa da Mazzarri a Napoli. Del Neri, al contrario,non ci è mai riuscito, anzi nei momenti negativi è sembrato farsi prendere dal panico, sbagliando moduli e cambi. Non a caso, dopo aver subito un goal, la Juve è stata raramente in grado di reagire .

Insomma dare le colpe solo a Del Neri sarebbe riduttivo. Ma le sue mancanze sono state notevoli ed oggi rinunciare all’ex tecnico del Chievo appare l’unico passo serio da compiere, sperando che il nome del prossimo allenatore sia veramente all’altezza della Juventus.

Tommaso Di Vincenzo

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