Perché non sei tu la mezz’ala sinistra?

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Strana partita, quella di Urby Emanuelson contro il Catania. Il suo ruolo e il suo impiego all’interno della squadra stanno assumendo dei contorni così sfumati e poco definiti da rasentare il mistero. È chiaro che il ragazzo ha talento e un potenziale immenso da esprimere, ma qui il punto è un altro: come fare fruttare al meglio queste qualità? In quale zona del campo il giovane olandese potrebbe rendere in modo più costante e soddisfacente per tutti?

Facendo una breve panoramica della storia di Emanuelson in maglia rossonera, ricorderemo che la società aveva accelerato per il suo approdo a Milano in modo da poter avere una risorsa in più da impiegare sulla fascia sinistra come mezz’ala o terzino. Poi, vista la sua vocazione all’attacco, si era deciso di impiegarlo soltanto sul fronte offensivo. Tutto, però, sembra essere cambiato nel giro di pochi mesi e la partita di ieri con il Catania ne è stata la prova più evidente. Emanuelson è stato infatti trasformato in trequartista e non si può certo dire che questo ruolo gli permetta di risaltare particolarmente o di dare comunque un’impronta forte al gioco rossonero. Urby è più uomo da svariare sul fronte offensivo e può diventare davvero pericoloso se non viene imbrigliato in un ruolo difficile e lontano dalle sue caratteristiche, orientate in prevalenza verso lo scambio in velocità, il dinamismo e la propensione a saltare l’uomo.

I motivi di questa metamorfosi e di questo cambio di direzione di Allegri posso essere ricercati in tanti ambiti, ma forse soltanto uno è davvero importante: la preferenza di uomo simbolo, di peso come Clarence Seedorf per la fascia sinistra. Pensiamo anche ad altri precedenti più recenti, quando Nocerino si è trovato, suo malgrado, a dover lasciare spazio al Professore sulla sinistra e ad accontentarsi del versante destro, zona del campo che sicuramente non gli è così congegnale. Tornando però ad Emanuelson, chiudo con una domanda: siamo davvero certi che un suo impiego più redditizio non possa valere, ogni tanto, il sacrificio delle priorità di qualche campione più blasonato, ma meno bisognoso di affermarsi? Io, francamente, credo proprio di sì.

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