2005 vs. 2012: questione di stile

2005 vs. 2012: questione di stile


Correva l’anno 2005. Zlatan Ibrahimovic giocava nella Juventus. Maglia numero 9, allenatore Fabio Capello, prima stagione italiana per lo svedese, bianconeri in testa alla classifica a poche giornate dalla fine. Era il mese di aprile quando Ibra durante la gara di campionato contro l’Inter, persa 1-0 dai bianconeri nel vecchio “Delle Alpi”, rifilò una gomitata al collo a Ivan Cordoba, lontano dall’azione di gioco. L’arbitro dell’incontro, tale Massimo De Santis, non vide l’episodio, ma per lo svedese scattarono tre giornate di squalifica con la prova televisiva. Un provvedimento che gli fece saltare il big-match di San Siro contro il Milan, che inseguiva i bianconeri. Anche in quel caso la Juventus, come ora il club rossonero, decise di presentare ricorso proprio per poter avere Ibra a disposizione nella partita-chiave della stagione. La storia, insomma, si ripete. Ma con qualche distinguo. Di buon senso. Vediamo perché.

Dopo la decisione del giudice sportivo, l’allora direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, convocò di corsa (nel tardo pomeriggio della stessa giornata) una conferenza stampa. “E’ giusto combattere la violenza e la prova televisiva ci vuole, ma le immagini non devono essere delle televisioni – spiegò il dirigente bianconero –. A nostro modo di vedere deve essere l’ente federale a dare le immagini al Procuratore quando questi ne faccia richiesta. Non si possono dare in mano alle singole televisioni e ai registi le sorti del campionato”. In altri termini, Lucianone avanzò il sospetto che una televisione vicina al Milan fece arrivare volutamente le immagini del fallo di Ibra su Cordoba alla procura federale. Il ricorso per tentare di avere uno sconto di un turno venne rigettato. La Juventus della Triade Moggi-Giraudo-Bettega entrò in silenzio stampa, che venne solo “revocato” a scudetto conseguito qualche settimana più tardi.

Sette anni dopo siamo di fronte ad un caso simile in quasi tutti i termini. Le differenze sono sostanzialmente tre. La prima, ovvia, è che Ibra adesso gioca nel Milan. La seconda, altrettanto ovvia, che nel caso dello schiaffo ad Aronica non è stata necessaria la prova televisiva. La terza, meno ovvia, è nello stile. Basta leggere la reazione di Adriano Galliani per giudicare: “Si tratta di condotta antisportiva, ma non violenta. Per me sarebbero due giornate quindi, ma non faccio il giudice sportivo purtroppo. Abbiamo fatto ricorso, vedremo”. Già, vedremo.

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