Noce non si trova in questo modulo. Come dargli torto?

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Nelle ultime ore di mercato della scorsa stagione arrivò Antonio Nocerino, in sordina e tra qualche scetticismo. Un’operazione economicamente vantaggiosa, ma a cui pochi davano credito. Il suo atletismo ricordava a qualcuno il primo Gattuso, così come l’animo orgoglioso e agonista, proprio del guerriero. La scelta appariva comunque coerente con il Milan tricolore creato da Allegri: giocatori di corsa e abili negli inserimenti, mediani 2.0. Le sue prime uscite per la verità non furono però straordinarie. Ligio al dovere copriva spazi, appariva concentratissimo difensivamente, ma lo si notava quasi per nulla in fase offensiva.

A metà ottobre in campionato, contro la sua ex squadra, il Palermo, la svolta della sua stagione e in parte, forse, anche della sua carriera. Cross di Ibra, sponda di testa di Aquilani e gol, facile facile del Noce. Da quella sera e dopo quella rete, il Diavolo ha imparato a conoscere un calciatore piuttosto unico nel suo genere. Un bomber mascherato da interditore. Saranno 11, tra campionato e Champion’s, le sue segnature a fine stagione, alcune di pregevole fattura e quasi tutte di notevole importanza. Gli enormi varchi creati dai movimenti di Zlatan hanno esaltato il dinamismo di Nocerino, fattore che ha certamente favorito la sua convocazione ad Euro 2012.

Nel Milan 2011/2012, Antonio giocava preferibilmente come mezzo sinistro nel centrocampo a tre, all’interno del famigerato 4-3-1-2 che, piaccia o meno, ha portato in via Turati uno scudetto e una Supercoppa Italiana. Questo schieramento favoriva ciò che oggi manca come il pane, ovvero sia incursioni e inserimenti dei mediani, i quali un anno fa venivano spesso mandati in porta da Ibrahimovic. Con la rivoluzione dell’estate appena passata, modulo e interpreti sono stati in buona parte stravolti e uno dei giocatori che risulta maggiormente penalizzato è proprio il buon Noce.

Il neo numero 8 rossonero infatti, viene ad oggi impiegato come esterno dietro all’unica punta nel ‘nuovo’ 4-2-3-1. In una posizione così defilata è complicato per lui esser pericoloso in zona gol. Inoltre avendo piedi educati ma non celestiali, fatica ad innescare i compagni in fase realizzativa ed appare sempre più evidente che non possa esser questa la posizione che esalta le sue qualità. L’impegno, la tenacia e l’attaccamento alla maglia di Antonio sono e saranno senza dubbio fondamentali per il Milan del futuro, ma ottimizzare le sue capacità, sia tattiche che fisiche, è una delle sfide che il Mister dovrà vincere. Chissà che proprio a Roma, un anno dopo il suo primo gol rossonero, non possa tornare ad ‘esultare con gli ultrà’.

Twitter: @fabryvilla84

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