Robinho, in 24 mesi da imprescindibile a pedina di scambio

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C’era una volta l’imprescindibile di Allegri. Non più di due anni fa Robinho godeva di questo status e il Milan non poteva fare a meno del suo abile folletto. A fine stagione, quella dello scudetto, i gol segnati erano stati 14, tanti quanti due come Ibra e Pato che rispetto all’ex Madrid sono sicuramente più bomber. Trequartista o seconda punta, la sostanza era la stessa: corsa, sacrificio e l’imprevedibilità dell campione.

Ora però le cose sembrano essere drasticamente cambiate. “Robi”, che arriva da un infortunio che lo ha tenuto ai margini per 1 mese, si è accomodato in panchina per tutte e 3 le partite in cui è stato disponibile. Il sorriso e l’allegria sono un lotano ricordo. “Alla porta” c’è invece un Robinho diverso: nervoso e poco in sintonia con il gruppo. A dimostrarlo ci si è messa la scenata di Parma quando, arrabbiato per il risultato deludente, ha spinto via i compagni per rifugiarsi negli spogliatoi.

Qualcosa non va, probabilmente, addirittura, qualcosa si è rotto e Galliani lo sa bene. Proprio per questo motivo il mercato di gennaio potrebbe portarsi via l’ennesimo campione. Il Santos, che con la cessione di Ganso ha fatto cassa, è pronto a tornare alla carica con il benestare del giocatore e dello stesso Milan sempre più intenzionato ad alleggerire il monte ingaggi (Robinho prende 4 milioni, ndr) e a ringiovanire la rosa, inserendo nella trattativa Felipe Anderson, interessante centrocampista classe ’93.

 

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