L’amore di Kakà, i numeri di Galliani: doverosa risposta a chi deride le persone sbagliate

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Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Editorialista per IlSussidiario.net, collabora con La Gazzetta dello Sport e Il Giornale. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. Da agosto 2013 è la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason.

C. Pradelli - Direttore SpazioMilan.it
C. Pradelli – Direttore SpazioMilan.it

Non vedevamo l’ora, lo dico con tanta amicizia e un pizzico di bastardaggine. Non vedevamo l’ora che tornasse Kakà. Per riabbracciarlo? Chiaro che sì, ma non solo per quello. Non vedevamo, pardon, non vedevo l’ora di contare uno ad uno gli addetti ai lavori che, in mancanza di altro, perché altro non c’è stato, focalizzassero la propria attenzione sulla settimana appena trascorsa, la settimana del Milan. Il “certi amori non finiscono…” è andato giù proprio a pochi, le classifiche quinquennali di Adriano Galliani nella conferenza di giovedì scorso proprio a nessuno. Musica. Musica per le orecchie di chi ha atteso tutta l’estate per godersi questi ultimi pazzi giorni di mercato, che dalle parti di via Turati sono da tempo sinonimo di imprevedibilità, nel bene e nel male. Può arrivare Bojan, Ricardo Oliveira, poi può arrivare Ibrahimovic e ritornare Kakà. E questo, mi risulta, succede solo qui: c’è chi può considerarla una mancata capacità di programmazione, c’è chi coglie la vera essenza di un “cinema” forse esagerato, ma sempre da prima pagina.

L’essenza è quella dello sfinimento, nel vero senso della parola: sfinire per ottenere quel che si vuole. Sfinire che vuol dire essere soggetti allo scherno di tanti, ma che a volte vuole anche dire chiudere a 4 anni di distanza una plusvalenza da 64.5 milioni di euro. E per chiudere certe operazioni, occorre essere in possesso di titoli validi, di crediti maturati nei decenni. Adriano Galliani è “quello delle classifiche”, dei numeri che non contano, delle consulenze strapagate, dello zerbinaggio presidenziale. Poi però, chissà perché, risulta agli occhi di molti sempre il migliore. E non è solo una questione di giornali, di controllo mediatico: masticare calcio per trent’anni da protagonista, forse, può essere un segnale. Avremmo potuto dirlo anche di Luciano Moggi, poi sappiamo com’è andata. Ma Galliani avrà avuto alle spalle qualcuno di più potente, pronto a salvarlo dalle acque: dev’essere andata per forza così. Per forza. Anche il “Siete stati meravigliosi” scritto dal presidente UEFA, Michel Platini, il giorno dopo la finale di Champions 2007 dev’essere stato in qualche modo condizionato dall’allora Presidente del Consiglio italiano. Che, inciso, era Romano Prodi.

La verità è che, parimenti, ci troveremmo a parlare di due personaggi in cerca di autore e di gloria eterna. Nello specifico bianconero, Beppe Marotta si è trovato a maneggiare nelle ultime quattro estati la stessa quantità di denaro con cui, a fine anni Ottanta, con le dovute proporzioni, il Milan si issò per due volte consecutive sul tetto del mondo. Nello specifico nerazzurro, poi, facciamo perfino fatica ad addentrarci: c’è un ministro delle finanze, figura ricoperta da Rinaldo Ghelfi, che immaginiamo abbia un filo diretto con la coppia Branca-Ausilio, ex giocatore ed ex juventino. L’operazione per antonomasia del leader Massimo fu senza dubbio la cessione di Ibrahimovic in cambio di Eto’o e tanti, tanti soldi. Un evento talmente raro che della miliardaria (di euro) era Moratti ricordiamo solo quella.

Ma nella settimana appena trascorsa si è parlato tanto di numeri, quelli che il già ultracitato Adriano Galliani avrebbe dato sia concretamente che metaforicamente. Difficile capire come possano dar fastidio a tutti tranne ai tifosi rossoneri, gli unici che potrebbero davvero sentirsi presi per i fondelli. Non ricordiamo a chi negli ultimi cinque anni ha conquistato due scudetti, ma anche due settimi posti, che i millantatori di numeri hanno accumulato più introiti di loro dai diritti tv nell’ultimo quinquennio: 11 milioni e 744 mila euro a 11 milioni e 126 mila. Non ricordiamo a chi si è liquefatto, letteralmente liquefatto nell’ultima stagione che se Massimo Moratti è prossimo al matrimonio (passaggio di consegne?) indonesiano è perché una Champions, una Coppa UEFA e un Mondiale per Club a livello internazionale sono costati 2 miliardi di euro in meno di vent’anni. Record mondiale di tutti i tempi.

In conclusione, direi sia il caso, rivolgo i miei più sinceri complimenti ai colleghi Luca Perin di SpazioJuve.it e Marco Torretta di SpazioInter.it perché, fossi un tifoso bianconero o nerazzurro, avrei apprezzato i loro approfondimenti, visto che una delle carte vincenti per le nostre realtà è e deve essere quella di seguire e coccolare le voglie dei nostri lettori. Ma prima di declassare l’amore di Kakà per il Milan rispetto a quello dei big bianconeri in Serie B (hanno ridotto i loro emolumenti nell’anno della cadetteria?) e di descrivere Adriano Galliani come un novello lottologo in cerca di gloria (dopo trent’anni da numero uno. Trent’anni), occorrerebbe pensare a chi davvero fa il male del calcio. Di nomi ne abbiamo fin troppi, dai piani alti in giù. Ma francamente credo che un dirigente passionale e viscerale come Galliani, pur con le sue cravatte, i suoi numeri, le sue presunte imprese eroiche e i suoi aneddoti lunghi 70 anni non possa far male proprio a nessuno…

Twitter: @Chrisbad87