Sfide Balotelli - "Perchè sempre io?": focus su Super Mario

“Sfide” incontra Mario Balotelli: cronaca di uno speciale imperdibile


balotelli milan-psv 3 (spaziomilan)Puntata di Sfide dal sapore rossonero, quella di oggi appena conclusasi. Protagonista delle serata, infatti, è stato Mario Balotelli, campione mai banale, difficile da descrivere e rappresentare e forse proprio per questo tremendamente interessante. Ripercorrere la sua vita è un po’ come vedere un film in cui il lieto fine arriva soltanto all’ultimo respiro. Per rendersene conto è sufficiente partire dalla sua infanzia, da subito complicatissima a causa di una malformazione all’intestino nei primi 9 mesi di vita e dall’abbandono da parte della famiglia naturale dopo lo sbarco in Sicilia.

La sua nuova famiglia, quella adottiva, lo ama davvero, lo porta con sé a Brescia e crede da subito in lui, nella sua straordinaria forza fisica abbinata ad un innato ed evidente talento con il pallone tra i piedi. A conferma di ciò sono arrivate le parole di Giovanni Valenti, suo primo allenatore: “Aveva già un tiro notevole a 8 anni, ma era molto individualista nel suo modo di giocare. Voleva dribblare tutti, a volte addirittura rubava la palla ai suoi compagni per andare a segnare lui”.

Con Valenti Mario vincerà la sua prima coppa, il trofeo Brescia Oggi, che avrà per sempre per lui un enorme valore affettivo. I suoi amici e compagni di scuola di allora lo ricordano ancora con gli occhi lucidi e con un sorriso, nonostante fosse così irrequieto da saltare sui banchi e nonostante sembrasse non esistere un modo per calmarlo. La sua mamma, però, come sempre lo capirà meglio di chiunque altro e lo porterà a giocare al Lumezzane, dove il tecnico Salvioni lo farà esordire tra i professionisti all’età di 15 anni. Lo stesso tecnico ha dichiarato ai microfoni di Sfide: “Era impressionante, aveva già la personalità di un trentenne”.

Il calcio, si sa, porta con sé anche un lato crudele e Mario si troverà a doverci far i conti molto, molto presto: i primi cori razzisti, purtroppo, non si faranno attendere. Incomprensibili, beceri, ma tremendamente puntuali. La sua ascesa, però, è continua e inarrestabile: ecco adesso la Primavera dell’Inter, suo primo grande club. L’allora tecnico nerazzurro Vincenzo Esposito lo ricorda così: “Il rispetto delle gerarchie non era il suo forte: era un animale da palcoscenico, non vedeva l’ora di esibirsi”. Super Mario si presenta subito con 2 goal nel derby al Milan e non accenna a voler lasciare la parte del protagonista: batte il tiro dal dischetto finale del campionato Primavera senza patemi e senza paura, con la freddezza di un veterano. Continua Esposito: “Per lui calciare un rigore è come respirare.

L’esordio in serie A arriva il 16 dicembre 2007 nel corso di un tranquillo Cagliari-Inter. Roberto Mancini lo adora, se lo tiene stretto e non ha paura a regalargli una chance da titolare nel corso della sfida di Coppa Italia contro la Reggina. Un’occasione ben più ghiotta, però, gli si presenterà il 30 gennaio 2008: Stadio Olimpico di Torino, semifinale di Coppa Italia, Juve-Inter la partita. Protagonista assoluto con una doppietta decisiva, frutto di classe e cinismo, per Mario arriva la consacrazione definitiva.

L’allora bianconero Alessandro Birindelli ricorda: “Sul primo goal ha saputo approfittare della mia disattenzione come un campione già esperto: era giovane, eppure già tremendamente forte”. Più pungente, invece, il collega Nicola Legrottaglie, che afferma: “Mi ha dato una gomitata, subito. Non credo, però, che lo avesse fatto apposta”. Dopo il 2-3 in casa della Juve in Coppa Italia ecco anche la prima rete in serie A contro l’Atalanta: per Mario sembrano non esserci più freni o ostacoli, ma il destino è in agguato. Sulla panchina dell’Inter, infatti, ecco che arriva un altro che a recitare il suo ruolo della comparsa proprio non è abituato: Josè Mourinho. Nel corso di una conferenza di presentazione oscillante tra lo show e la gag comica il tecnico portoghese chiarisce da subito quelle gerarchie che Mario non aveva mai voluto concepire, figurarsi rispettare: “Balotelli? Deve ancora crescere”. Il rapporto tra i due, però, sembra migliorare subito, soprattutto dopo l’ottima prestazione di Mario nella gara di Supercoppa contro la Roma. Partito dalla panchina, con una rete e un rigore quanto mai freddo e preciso Balotelli riesce ancora una volta a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto in quello che è stato il primo trofeo dello Special One sulla panchina nerazzurra.

Il loro legame, però, resterà difficile e problematico e avrà il suo apice nella semifinale di Champions League contro il Barcellona quando Balo, al colmo della frustrazione, getterà al vento la maglia del suo club. La luna di miele è finita, il divorzio con l’Inter a fine stagione, a questo punto, diventa inevitabile. Super Mario prova a ricostruirsi una vita in Inghilterra, ma parte subito con il piede sbagliato: diecimila sterline di multe, auto rimossa ventisette volte per sosta vietata, vita notturna sempre troppo movimentata. Eppure qualcuno che crede tanto in lui c’è: Cesare Prandelli.

Il ct vuole fortemente Mario per gli Europei in Polonia e Ucraina e l’attuale attaccante rossonero lo ha ripagato con un torneo in crescendo e una doppietta in semifinale alla Germania ormai entrata di diritto nella storia. Quella sua esultanza così chiacchierata, così parodiata, così condivisa sui social network l’ha reso, se possibile, un’icona ancor più popolare e riconosciuta soprattutto tra il tifo più giovane.

La puntata si è conclusa con un focus sull’innato talento dell’attaccante rossonero sui tiri dal dischetto: il segreto, fin da quando era bambino, è il guardare negli occhi il portiere fino all’ultimo. Per adesso ha funzionato ventidue volte, soltanto Pepe Reina non si è lasciato ammaliare. Il resto è storia ancora tutta da scrivere. In rossonero, con la maglia che Mario ha sempre voluto sin da bambino.




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